Islam e Occidente nella complessità

Riportiamo qui una parte della conclusione di uno studio sull’Islam pubblicato da Pierluigi Fagan nel proprio blog:

 

“[…] Cosa può fare l’Occidente di buona volontà per aiutare l’islam ad evolvere il proprio adattamento alla complessità?

Per disarticolare questa costruzione di modo da aprirla all’adattamento al mondo complesso occorrerebbe disarticolare il suo baricentro storico, politico, economico, culturale: le monarchie della penisola arabica ed in particolare i guardiani dell’ortodossia e dei luoghi sacri che centrano l’intero sistema: l’Arabia Saudita. wahabismQui troviamo la leva petrolifera con la quale si ricatta l’intero mondo industrializzato e non[4], l’accumulo di ricchezza proveniente dalla dote energetica, accumulo reinvestito in parte nel partecipare al grande gioco finanziario-proprietario del capitalismo globalizzato, in parte in una forma sottile di promozione pan-islamica dell’hanbalismo ultra-conservatore. Qui troviamo  la forma politica della monarchia assoluta clanico-dinastica, la shari’a implementata come legge unica della comunità, il complesso giuridico-religioso wahhabita che tratta come apostati tutti i credenti le altre religioni del Libro ma anche i musulmani non wahhabiti e che introduce come “sesto” pilastro della fede quel jihad mono-interpretato che porta ai progetti dell’islamismo armato  1.0 tipo al-Qa’ida ed a quelli 2.0 tipo Isis-Stato islamico (tesi oltretutto a concentrare il fuoco islamizzante fuori dai propri confini). Mutawwa’a e ikhwan, l’ideologia totalitaria ed il suo braccio armato, disciplina e punizione al servizio di una élite di potere, questa fu la fondazione dell’Arabia Saudita e questa è la struttura dell’odierno Stato islamico. Qui origina l’ambiguo patto imperiale con gli Stati Uniti e il costante revival del sanguinoso odio stragista verso gli sciiti. Da qui parte la formazione tentacolare che s’innerva con fiumi di dollari che diventano moschee, pubblicazioni, scuole, cellule jihadiste, in Medio Oriente, Maghreb e  Sahel, con una evidente predilezione per aree dotate di petrolio (Libia e Nigeria, Siria ed Iraq) quanto in Afghanistan e in Pakistan e fino alla diaspora islamica occidentale  La ultra-conservatrice lotta contro ogni tentativo di evolvere l’islam in qualche direzione propria ma diversa dalla loro ottusa interpretazione della Tradizione (attiva lotta contro il nasserismo, il repubblicanesimo, il costituzionalismo, il socialismo e viepiù il comunismo, la democrazia anche nell’annacquata versione liberale, la parità di genere, il rispetto delle differenze, la cultura, l’arte etc.) quindi il presidio in senso costantemente ultra-tradizionalista del sunnismo e la lotta per affermare la sua totale e finale egemonia su tutto l’islam. Sforzo per affermare la Tradizione più retriva e chiusa nel sunnismo e per affermare il sunnismo arabo su quello islamico e sullo sciismo, sforzo che l’Arabia Saudita compie con dollari, armi, terrorismo, reti geopolitiche e una ideologia portata da un ambiguo  clero- non clero diffuso in tutto l’islam e fuori di esso.

sunni_shia_nasrTutto questo sforzo (significato proprio di jihad) sta oggi prendendo la forma di uno scontro diretto contro i vari “nemici interni” che ostacolano questo delirio egemonico, a cominciare dagli sciiti. Il sistema sciita si identifica con un solo stato nazione, l’Iran, che non ha quindi problemi di lotta egemonica per affermarsi al suo interno. Gli sciiti hanno storicamente una diversa conformazione della gerarchia poiché gli iman sopratutto dopo la rivoluzione di Khomeini,  hanno in carico la funzione interpretativa della Scrittura, ruolo che permette gradi di maggior flessibilità adattativa per l’intero sistema. Inoltre, hanno mostrato una certa intelligenza adattiva come  nel caso libanese (Hizb’allah). Il “partito di Dio” sciita ha una strategia generale non poi molto diversa da quella dei Fratelli Musulmani ovvero di radicamento sociale e di islamizzazione dal basso ma ha atteso il tempo della sua effettiva affermazione egemonica, per altro gestita con estremo giudizio, non eccedendo precipitosamente nell’islamizzazione a tappe forzate di un sistema così intrinsecamente plurale come è il Libano. La componente sciita già crea pluralizzazione in Bahrein e Yemen, in Iraq, Siria e Libano, pluralizzazione che inquieta proprio l’Arabia Saudita attivamente impegnata ad annientarla. Insomma, tifare per gli sciiti nella partita sunniti vs sciiti non è certo tifare per la teocrazia iraniana ma per una realtà storica intrinseca all’islam che oggettivamente testimonia di una irriducibile pluralità naturale, interna al sistema.

download45nv7Un secondo scenario da tenere d’occhio è l’islam della diaspora, l’islam in Occidente. Ogni sistema, per quanto integralista, tradizionalista e conservatore sia, laddove è stretta minoranza in un ambiente ostile nel senso di non conforme, deve necessariamente articolarsi per sopravvivere. Gli islamici occidentali debbono venire a patti tra tradizione e modernità, tra comunità ed individualità, tra stato islamico e stato costituzionale, tra religione e vita civile. Oggi sono pressati tra le spinte tradizionaliste delle moschee e del clero-non clero spesso finanziati massicciamente da Arabia Saudita e Qatar da una parte e l’indifferenza se non l’ostilità della mentalità occidentale dall’altra. Potrebbe esser utile per entrambi (musulmani e non) trovare il modo di discutere apertamente e con franchezza da una parte dei rispettivi eterogenei EU Muslim Populationpresupposti e dall’altra della necessaria via da trovare nella convivenza. I due atteggiamenti occidentali del “è un problema irrisolvibile, cacciamoli” e del “non c’è problema, siano benvenuti” sono, entrambi, irrealistici. E’ irrealistico pensare che etnie piene di giovani ed in esuberanza demografica ad un tiro di schioppo da terre relativamente ricche, stante la situazione di arretratezza  socio-economica quando non di guerra e perenne instabilità (spesso concreata dagli stessi occidentali) che li spinge a migrare, cessino di venire qui. Tra l’altro rappresentando una possibile parziale soluzione al nostro debito di crescita demografica. E’ irrealistico altresì postulare il “non c’è problema” perché qualsiasi gruppo sociale ordinato da un sistema di valori tra l’altro così forti com’è nel sistema islamico e così diverso com’è nel rapporto tra islam ed occidente, va in potenziale attrito con il sistema che lo ospita. Ma i musulmani della diaspora hanno anche la potenziale libertà di non esser coartati dalle loro società-governi tradizionali, hanno quindi una possibile maggior libertà relativa di aprire il proprio essere islamico a qualcosa di nuovo. Non c’è solo il rifiuto e il riflusso identitario da una parte e l’integrazione-assimilazione dall’altra, c’è anche l’adattamento per modificazione, modificazione del proprio sistema ma anche dell’ambiente in cui ci si deve adattare[5].  Molti di loro, potrebbero poi  tornare da adulti nelle loro terre d’origine e rappresentare un diversa esperienza di islamizzazione adattativa, aiutando da dentro l’evoluzione generale del loro sistema.

Oil_and_Gas_Infrastructure_Persian_Gulf__large_Gli occidentali poi possono fare molto di più. La Danimarca ad esempio, sta procedendo a tappe forzate verso l’autonomia energetica. Questo non è solo molto salutare, anzi di una necessità imperativa per l’ambiente, non è solo salutare per le bilance dei pagamenti nazionali, questo è essenziale per l’autonomia geopolitica. Non dover dipendere dall’energia fuori dei nostri confini, significa non dover dipendere dal potere geopolitico di chi la possiede. Significa poter avere relazioni non condizionate con il mondo arabo e arabo-peninsulare nello specifico. Così la recente decisione della Svezia di rompere l’accordo militare in vigore con l’Arabia Saudita dal 2005, seguito da rancoroso ritiro degli ambasciatori . Svezia che ha per prima aperto il processo di riconoscimento del diritto dei palestinesi ad avere un proprio stato. Le nostre depresse élite intellettuali potrebbero mostrare la necessità di dialogare non con le corrotte élite arabe presuntamente moderate legittimandole e spingendo chi si batte contro la loro dittatura nella braccia del radicalismo ma direttamente con quelle forze intellettuali e culturali ma anche politiche e sociali che possono rappresentare una maggior articolazione del pluralismo interno[6] al loro mondo. Altresì, sempre le nostre depresse élite intellettuali farebbero bene a sorvegliare criticamente non solo l’imperialismo americano ma il perdurante semi-colonialismo europeo (i francesi ad esempio, da questo punto di vista, avrebbero molto di cui tenersi occupati) nonché l’imperialismo economico-culturale delle monarchie del Golfo, quelle stesse monarchie che con i loro fondi sovrani ritornano alle nostre élite parte dei proventi incassati dalla vendita del petrolio e del gas, assicurandosi by the way quote strategiche di partecipazione nel nostro capitalismo decadente, sostenendone la lenta agonia.

wahhabis_saudi_cockroachesPiù in generale, se Arabia Saudita e monarchie del Golfo riversano ingenti fiumi di denaro per finanziare l’islamizzazione hardcore tanto nel mondo arabo che in quello islamico, questi fiumi dovrebbero mischiarsi a loro pari che finanziano l’emancipazione sociale ed economica su cui deve basarsi quella politico-culturale[7] e nuovi standard di decente giustizia sociale. In questo senso, l’Europa dovrebbe aiutare il Nord Africa a diventare una fascia di transizione, dialogo e scambio tra l’Europa stessa e l’Africa. Il mondo complesso, ovvero innervato da una unica rete ramificata di interrelazioni, necessita di zone ibride in cui i diversi sistemi geo-storico-culturali, si mischiano l’un l’altro creando uno spazio per le fasi di transizione. Non si tratta né di occidentalizzare il Nord Africa, né di islamizzare l’Europa ma di creare una zona che, com’è per altro nella sua storia e tradizione, mischi influenze reciproche in un nuovo emergente, un totale maggiore della somma delle sue parti.  Ciò porta anche a doverci svegliare dal nostro sonno dogmatico per il quale esisterebbe “un” Occidente, “una” Europa. Né l’Occidente anglosassone, né quello germano-scandinavo, né quello euro-orientale hanno nulla di diretto a che fare con questa storia. Questa storia riguarda per ovvie ragione geografiche e quindi storiche, l’Europa mediterranea e questo, è l’ennesimo segnale che occorre cominciar a ragionar per sistemi possibili ed omogenei, sistemi che hanno le condizioni e l’interesse a condividere gli stessi problemi e coordinate soluzioni. L’Unione politica federale degli europei mediterranei s’impone come progetto forte e prioritario per ragioni monetarie, politiche, culturali, geostoriche e per ragioni di geopolitica dei propri  sensibili confini[8]. Confini mediterranei che poi potrebbero essere nuova frontiera per dialogo, crescita e sviluppo.

saudi_support_terrorismDa subito, comunque, occorrerebbe cominciar a denunciare l’Arabia Saudita come stato canaglia anche per disarticolare quel fronte del capitalismo globalizzato che è un sistema a sua volta articolato e non sempre e non tutto dipendente solo dagli USA. Anche le storiche forze critiche ed antagoniste, resistenti e militanti nei campi dell’antimperialismo e dell’anticapitalismo dovrebbero evolvere una visione un po’ più complessa di ciò che vorrebbero combattere. Ostracizzare l’Arabia Saudita e gli stati canaglia del Golfo, forse è più facile che non uscire domattina dal capitalismo powered by la più grande potenza militare che si sia mai vista nella storia planetaria. Embargo, sanzioni, denuncia etica e morale, conversione energetica immediata ed a tappe forzate, cioè aumentare la pressione su questo anello della catena che ci tiene legati al suo dominio. Così ad esempio, lanciare una campagna di boicottaggio per i prossimi mondiali di calcio in Qatar, una vera assurdità, anche dal punto di vista sportivo.

PLATON_Time_BLOG-442x590Di base, poi, la regola aurea dovrebbe essere quella di impedire per qualsiasi ragione ed in qualsiasi modo l’attivo intervento militare. Mettere mano ai corsi storici dall’esterno, ha significato disordinarli in maniera del tutto imprevedibile, disordinando la logica degli eventi locali si è impedito lo svolgimento del processo interno della loro dialettica storica. Ogni intervento militare, dall’Afghanistan all’Iraq alla Libia è stato un prender a randellate un vespaio con conseguente liberazione caotica di ciò che prima era, in qualche modo, ordinato. Sconclusionato e contro-producente intervento militare, uso coperto delle cellule terroristiche manovrate dai sauditi e non solo (vedi guerra civile siriana), sfruttamento coloniale e capitalistico, massiccia vendita di armamenti, dipendenza dalla fornitura energetica fossile, protezione acritica e mafiosa di Israele e del suo diritto unilaterale a fare e disfare ciò che vuole oltre i suoi mai ben definiti confini, alleanza organica con i centri dell’imperialismo fondamentalista sunnita interno all’islam, protezione e cooptazione delle corrotte élite locali,  questo è l’attuale standard del nostro modo di relazionarci a questo mondo. Così continuando, non possiamo che aspettarci che al veleno sversato nei campi corrispondano sempre più amari frutti serviti direttamente o indirettamente sulle nostre tavole.

 

Concludiamo così il nostro Piccolo studio sull’islam, un sistema molto complesso che abbiamo imparato a conoscere un po’ meglio, rispettandone l’ intricata articolazione. Il primo risultato che portiamo a casa è lo sconcerto per come il nostro mondo, quello colto e quello massificato, approccia un sistema di 1,6 miliardi di persone che condividono quattordici secoli di storia. Sconcerto per la superficialità, la presunzione, l’ignorante semplificazione, con i quali approcciamo questo fenomeno con cui dobbiamo condividere il mondo.  Quello che infine traiamo come finale conseguenza è che non esiste alcun scontro di civiltà. Esiste anzi un incontro ed una complicità organica tra élite gerarchiche presenti tanto nel nostro mondo che nel loro, élite che resistono al cambiamento che diminuirebbe le condizioni di possibilità che le creano e sostengono, che resistono con ottusa e cieca ostinazione alle trasformazioni necessarie per adattarsi alla nuova complessità del mondo. Guerra, terrorismo, ideologie totalitarie, distruzione ambientale, profughi, questo produce la cupola elitista che governa i due sistemi. Quello che ci sembra necessario è invece uno scontro nelle civiltà, l’eterno scontro tra chi resiste al cambiamento per difendere il proprio privilegio adattivo e chi da questo cambiamento trarrebbe nuove opportunità di sviluppo e crescita della generale fitness tra le varie parti dell’umanità e tra l’umanità tutta ed il pianeta. Umanità vs élite, questa è l’eterna partita della Storia che oggi siamo chiamati a ri-giocare in un contesto sempre più complesso. Il che non è detto sia per noi umanitariani sia un contesto avverso, tutt’altro… […]”

(6/b. Fine.)

Puntate precedenti: Intro1 2345 6a

di PIERLUIGI FAGAN

 

NOTE:

[4] Si veda la recente operazione di dumping sul prezzo del petrolio che mette in serie difficoltà il Venezuela, la Russia e gli storici nemici dei sauditi: gli iraniani.

[5] A titolo d’esempio, l’Austria ha recentemente varato un piano che permette una certa libertà di edificazione di nuove moschee, solo che si deve dimostrare l’origine dei finanziamenti. Ossia moschee sponsorizzate Arabia Saudita o Qatar non vanno bene poiché non sono neutralmente islamiche ma di un certo tipo, di una certa interpretazione (che è poi quella che finanzia e promuove l’islamismo radicaleggiante). Allora perché non costruire noi direttamente moschee magari rientrando poi parzialmente dell’investimento dilazionando un debito che con la zakat (l’obolo rituale che poi dovrebbe servire anche a questo, a promuovere la via di Dio) i fedeli farebbero presto ad estinguere ?

[6] Forze che rimangono invisibili fino a che, qui da noi, vengono condotte analisi al livello di quanto accaduto in occasione degli attentati di Parigi o durante e dopo le primavere arabe o a proposito dell’Isis-IS-al Qa’ida.

[7] Si tenga conto che l’improvviso successo nell’arruolamento di vaste porzioni di giovani musulmani nelle file dello Stato islamico si deve non solo alla potenza ideologica del progetto ma anche al fatto che gli arruolati percepiscono uno stipendio. Con questo idealismo materialista, il progetto islamico-totalitario ha solide radici su cui fondarsi. Qui (min.52:00 circa) l’inviato dell’Espresso F. Gatti, riferisce che Boko Haram, arruola giovani disperati in Niger, offrendo 1000 euro ed una moto. Questo s’intendeva nel dire che l’Arabia Saudita versa fiumi di denaro a sostegno della sua strategia.

[8] Ne abbiamo parlato qui.

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