Titanomachia “eterica”: East contro West (Parte II)

È proprio sulla guerra “mistica” di Aurobindo contro Hitler che si incentra la ricerca di Georges Van Vrekhem nel suo libro Hitler and His God. The Background to the Nazi Phenomenon del 2006[1], scritto con acribia e con la dovuta attenzione alle fonti. L’autore, infatti, proprio per la delicatezza del tema toccato, ha assunto un atteggiamento di assoluto distacco e di fredda analisi dei dati, comparando questi ultimi con l’evidenza delle cronache del tempo: ne risulta un quadro molto più complesso da quello raccontato dagli storici di professione, ove l’elemento “mistico” sembrerebbe aver avuto una parte rilevante nell’ultimo conflitto bellico mondiale. Van Vrekhem prende in esame le poesie di Aurobindo e le interpreta secondo la più severa ermeneutica storica, non indulgendo nel richiamarsi a testimonianze paradossali che potrebbero dar ragione alla sua teoria con un facile épater le bourgeois: egli non prende il lettore per il gusto del più deteriore occultismo complottista à la Dan Brown.

Infatti, sarebbe stato semplice rammentare i casi di John Kelly e Silviu Crăciunaş. Le storie di questi due personaggi, uno statunitense, l’altro rumeno, sarebbero state, ad un dipresso, la prova provata dell’attività di Aurobindo a livello “astrale”: entrambi avrebbero avuto delle visioni del mistico indiano quando era a loro sconosciuto nella sua identità reale, il quale li avrebbe aiutati a resistere nelle loro sofferenze subite, il primo, attraverso la Seconda guerra mondiale, e il secondo, durante la dittatura comunista di Nicolae Ceauşescu.

Le vicissitudini del soldato John Kelly sono state raccontate nel 1993 da Maggi Lidchi-Grassi in Great Sir and the Heaven Lady: a true story of the experiences of an American infantry man spiritually guided through World War II[2], il quale risulta essere, oltre a una testimonianza, appunto, del potere “mistico” di Aurobindo, anche una sorta di biografia alquanto romanzata dello stesso Kelly[3].

Mentre era di stanza in Francia verso la fine della Seconda guerra mondiale, il sergente John Kelly dell’US Army avrebbe avuto delle visioni di due personaggi ‘fatti di Luce’: egli li chiamò semplicemente Great Sir (“Gran Signore”) e Heaven Lady (“Signora del Cielo”), i quali lo avrebbero salvato dalla morte per il fuoco nemico. Kelly non seppe mai chi fossero fin quando, molti anni dopo la fine del conflitto, non trovò per caso in una biblioteca una copia del libro di Aurobindo The Life Divine[4], imbattendosi mentre lo sfogliava in una fotografia di Mirra Alfassa; finalmente l’identità misteriosa dei due esseri numinosi gli si rivelò: costoro erano Śri Aurobindo e la Mère. Così, forte di questa convinzione, si recò nell’āśram del mistico indiano a Pondicherry nel 1966 e ivi si incontrò per la prima volta con l’Alfassa, la quale, a detta dello stesso Kelly, diede mostra di aver sempre saputo chi fosse l’ex soldato che le era di fronte: in quell’occasione la Mère gli avrebbe descritto la sua azione magica contro Hitler (e il suo demone) al fine di volgere le sorti della Guerra mondiale in favore degli Alleati.

Questa storia ossessionò John Kelly tanto che durante il suo soggiorno di otto anni ad Auroville soleva ripeterla all’infinito alla Lidchi-Grassi, la quale, un po’ infastidita, alla fine pensò di ricavarne un soggetto per un suo libro, essendo lei una produttiva saggista e romanziera[5]: si può ben affermare che questa scrittrice trovò adeguato l’esperimento letterario, se è vero che ne fece un altro tentativo in tutto similare, scegliendo questa volta un personaggio che aveva fatto le medesime esperienze visionarie del soldato americano anche se in un contesto sociale e storico alquanto differente.

Diversamente dal caso di John Kelly, la vicenda del perseguitato politico Silviu Crăciunaş[6] è stata oggetto di un’autobiografia uscita nel 1982 dal titolo The lost footsteps[7], da cui la Lidchi-Grassi nel suo successivo libro del 1994 The light that shone into the dark abyss[8] ha ripreso l’episodio dell’incontro di questo internato rumeno con Aurobindo[9], avvenuto anch’esso putativamente ad un livello superiore a quello della realtà: e, come si vedrà, questa volta diciamo “putativamente” non per puro aprioristico scetticismo.

Infatti, secondo il racconto di Crăciunaş, egli fu rinchiuso in prigione dagli agenti della Securitate, il terribile servizio segreto rumeno, che lo sottoposero a una tortura psicologica così atroce da portarlo a pensare al suicidio; ma, una sera del 1954 (per inciso, quattro anni dopo la morte di Aurobindo), sulla parete della cella gli apparve una visione paradisiaca: una splendente landa incorniciata da montagne dove sorgeva un tempietto indiano dedicato alla dea Kālī, al bacìo di un grande albero alla cui base meditava un vecchio dalla candida barba. Costui si qualificò come “Aurobin Dogos, il Bramino”, il quale per i successivi mesi avrebbe aiutato Crăciunaş a superare lo sconforto e a controllare la sua mente e il suo corpo con la pratica meditativa. L’internato rumeno alla fine scappò dal carcere, ma non fece menzione con nessuno delle sue “allucinazioni”, finché non le riportò sul suo libro autobiografico.

L’aventure humaine di Crăciunaş è stata oggetto di severe analisi storiche nel paese di appartenenza dell’autore di The lost footsteps[10], dalle quali risulta che questi, invece che esser scampato alle vessazioni subìte nelle carceri di Ceauşescu grazie all’intervento salvifico di un entità eterica riconosciuta poi nella persona di Aurobindo, in realtà fosse al séguito proprio della stessa Securitate, e facesse quindi il doppio gioco a favore dell’inferno da cui a suo dire sarebbe riuscito miracolosamente (!) a sfuggire[11].

Non sappiamo se queste accuse saranno confermate o no da ulteriori studi, ma ciò basta comunque a indurre ad esser cauti su chiunque porti una propria testimonianza su presunti contatti di tipo astrale con il mistico indiano e con la sua “paredra” francese: il pericolo che si tratti di visionari – nel senso più ampio del termine! – in buona fede, se non di deliberati impostori nel peggiore dei casi, è sempre incombente. Proprio per questo motivo, Van Vrekhem si è concentrato sul solo Aurobindo, così che dalla sola analisi dei suoi scritti e poemi si evidenziasse la sua valenza di oppositore “mistico” a Hitler o, presuntivamente, al demone asura che si era impossessato di lui, il sedicente “Signore delle Nazioni”[12]: pur tuttavia, sta al buonsenso del nostro lettore decidere se tale quadro evenemenziale possa configurarsi come verisimile o no.

FINE

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di MARCELLO DE MARTINO

 

NOTE:

[1] Trad. it. Hitler e Aurobindo. La guerra mistica, Roma 2013.

[2] Edito dalla Writers Workshop, Charlbury [trad. it. Lui e Lei. La loro guerra di luce, Motrano-Sovicille 2004 pubblicato dalle Edizioni Lilaurora].

[3] In realtà, John Kelly aveva raccontato direttamente tutta la vicenda già una decina d’anni prima, in un’intervista rilasciata al giornale Collaboration, 10, n. 2, primavera-estate 1984, pp. 16-18 dal titolo “Interview with John Kelly”: essa è stata riportata verbatim nel libro di Wayne Bloomquist God shall grow up. Body, Soul, & Earth Evolving Together, Sparks, NV 2005, pp. 113-123.

[4] La prima edizione americana dell’opera fu pubblicata in un volume unico dalla Sri Aurobindo Library di New York nel 1949 (originariamente apparsa a puntate nel periodico mensile indiano di lingua inglese “Arya. A Philosophical Review” tra l’agosto del 1914 e il gennaio del 1919) e successivamente ristampata nel 1951; la traduzione italiana del testo, La vita divina, è uscita nel 1998 in due volumi per le Edizioni Mediterranee di Roma.

[5] La Lidchi-Grassi, che peraltro è stata la segretaria personale di Mirra Alfassa, ha scritto romanzi quali Earthman (1967), The First Wife (1981) oltre a fiabe, storie per bambini, poemi e due lavori teatrali; in italiano è stato tradotto il suo commento al Mahābhārata (vol. I, La battaglia di Kurukshetra 2005; vol. II, Le zampe della tartaruga, 2009), edito dalle Edizioni Crisalide come il suo libro su Kelly, si veda la n. 22.

[6] Riguardo a cui si rimanda all’agile quanto esaustivo articolo di Liviu Bordaş, Yoghinul şi prizonierul, in “Paideia”, n. 4 (20), 1998, pp. 91-102.

[7] Apparso per i tipi della Diane Books Publishing Co., Torrance, CA., il libro divenne subito un best-seller.

[8] Pubblicato dalla Śri Aurobindo Ashram, Pondicherry [trad. it. La luce che trafisse l’oscuro abisso, Spigno Saturnia 2001].

[9] La luce che trafisse cit., pp. 95-104, cap. 9 dal titolo “L’esperienza di Silviu Craciunas”.

[10] Si rimanda al saggio di Dinu Zamfirescu, Dumitru Dobre e Iulia Moldovan, Urme pierdute, urme regăsite. Cazul Silviu Crăciunaş, Bucureşti 2008.

[11] Si veda Marius Oprea, Şase feluri de a muri, Iaşi 2009. Nel capitolo “Ianus” alle pp. 105-144 tutto dedicato a Crăciunaş l’autore lo definisce addirittura “unul dintre cei mai prodigioşi agenţi ai Securităţii din Occident” (“uno dei più prodigiosi agenti della Securitate in Occidente”)! Secondo Oprea, costretto dalla Securitate a collaborare, Crăciunaş si era “venduto” offrendo informazioni sulla diaspora rumena stando a contatto dei maggiori dissidenti dell’epoca mediante partenze illegali all’estero.

[12] Hermann Rauschning, uno dei collaboratori più stretti di Hitler, nel suo libro Colloqui con Hitler. Le confidenze esoteriche del Führer e i suoi piani per la conquista del mondo, Roma 1996 [ed. ted. Zürich 1940], pp. 266-267 riporta che Hitler fu oggetto di una possessione demoniaca. V’è da dire, però, che l’autenticità del testo di Rauschning è materia di serrato dibattito tra gli storici. Lo svizzero Wolfgang Hänel, infatti, in una conferenza del maggio 1983 tenutasi all’associazione revisionista Zeitgeschichtliche Forschungsstelle Ingolstadt (Hermann Rauschnings »Gespräche mit Hitler« – Eine Geschichtsfälschung, in Veröffentlichung der Zeitgeschichtlichen Forschungsstelle Ingolstadt, 7 Bd. 1984) considerò i Gespräche solo un parto della fantasia del suo autore, il quale avrebbe operato dei plagi da opere di scrittori diversi: proprio il passaggio dove Hitler si sarebbe svegliato di notte in preda al panico e avrebbe indicato una presenza immaginaria in un angolo della sua stanza (fatto che costituirebbe la prova della sua “possessione”) sembra essere ripreso da un brano della novella di Guy de Maupassant Le Horla (1887), in cui il protagonista nottetempo si sente in sogno come strangolato da qualcuno nel suo letto; diversamente, lo storico Hugh Trevor-Roper reputò veritieri i colloqui di Hitler raccontati da Rauschning, si veda a p. xiv della sua introduzione dal titolo “The Mind of Adolf Hitler” ad Adolf Hitler, Hitler’s Table Talk 1941-1944, a cura di Martin Bormann, trad. di Norman Cameron e R.H. Stevens, London 1973².

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