Titanomachia “eterica”: East contro West (Parte I)

A nostro avviso, il Nazionalsocialismo in quanto movimento politico subì molteplici influssi ideologici, non ultimi quelli parareligiosi ed esoterici di origine orientale. Maximiani Portas, alias Savitri Devi[1] fu l’epitome di questo orientamento e potrebbe rappresentare bene come l’Occidente più insigne – quello della grecità, per intendersi – potesse congiungersi, più o meno congruamente, nelle filosofie e nelle religioni dell’India. L’“arianità”, più che l’arianesimo, veniva così a costituire il punto di gravità dove i due mondi, l’Oriente e l’Occidente, potevano restaurare quella (presupposta) unità primordiale, quel mitico Urwelt che si era diviso con le preistoriche invasioni “ariane”[2], cioè indoeuropee. Quindi, sembrerebbe che fosse proprio il Nazismo la corrente politica eletta nel Novecento ad incarnare questo ideale vagheggiato di unità dei popoli “ariani”; questa tensione alla ricostruzione dell’Urheimat ariana provocò non poche storture, come il fatto che si promossero ad “ariani ad honorem” i giapponesi, che certo indoeuropei non sono: ma questo tipo di (mis)interpretazioni sono usuali quando la  scienza viene asservita alle ragioni della politica[3].

In realtà, la situazione fu affatto diversa da quella facilmente prospettabile dalle premesse logiche dell’analisi testé presentata. Se, infatti, vi fu un Subhas Chandra Bose, il Netaji (il corrispettivo in hindi di “duce”), che nel triennio ’41-’43 stazionò a Berlino per perorare la causa dell’indipendenza indiana di fronte a Hitler[4], se vi fu un Muhammad Amīn al-Husaynī, Muftī di Gerusalemme, che fu ricevuto dal Führer (28 novembre 1941) e stabilì il proprio quartier generale nella capitale tedesca fino alla fine della guerra[5], vi fu anche una parte dell’Oriente che si oppose fieramente alla vague nazionalistica che sembrava esser prevalente nel mondo occidentale durante il periodo interbellico.

L’India, essendo una colonia inglese, fu la patria di movimenti e partiti politici che si sarebbero trovati in naturale contrasto con l’ideologia nazista e fascista. Tanto per portare un esempio paradigmatico, la britannica Annie Besant, che succedette a Helena Petrovna Blavatsky alla guida della Società Teosofica, movimento pseudoreligioso da lei fondato ad Adyar (Madras), fu membro – e presidente per un anno (1917-1918) – dell’Indian National Congress Party, diventando così latrice dell’ideologia marxista in India; perciò, essa contribuì con la sua influenza a costituire in quel paese un pensiero politico di contrapposizione fortissima a quelle pulsioni politiche nazionalistiche radicali che avrebbero cercato molti anni dopo una sponda nel regime di Berlino – rappresentate, appunto, da Bose[6]. Proprio la teosofa Besant ci dà la stura per parlare di quei personaggi che diedero all’attivismo politico indiano un risvolto “spirituale”, il quale, a detta loro, avrebbe avuto anche un’efficacia operativa nella realtà.

Infatti, il Nazionalsocialismo, la cui matrice “esoterica” è ormai riconosciuta e talora fin troppo enfatizzata (basti pensare alla definizione affibbiatagli da Louis Pawels e Jacques Bergier: “In un certo senso, l’hitlerismo era il guenonismo più le divisioni blindate[7]), non fu il solo movimento politico del Novecento ad avere un cô occulto; anzi, secondo alcuni ambienti occultistici è communis opinio che vi furono gruppi e singoli che combatterono a livello spirituale la propria battaglia contro le (presunte) “Forze Oscure” che animavano le sorti del nazismo e dirigevano le intenzioni del suo leader.

Se ad Occidente si registra il caso di Dion Fortune[8], la quale a Glanstonbury con i membri della Fraternity of Inner Light sarebbe riuscita con tecniche di meditazione ad evitare “magicamente” la conquista dell’Inghilterra da parte delle armate di Hitler[9], ad Oriente vi fu una coppia di mistici – una specie di ŚivaŚaktī[10] – che sarebbe stata addirittura capace di capovolgere le sorti della guerra mondiale, la quale avrebbe avuto, perciò, anche un plateau “eterico”: questa coppia sarebbe stata costituita da Śri Aurobindo Ghose (1872-1950)[11] e dalla sua compagna, conosciuta come la Mère (“Madre”), al secolo Mirra Alfassa (1878-1973)[12]. Tuttavia, per comprendere bene il ruolo che avrebbe avuto questo guru indiano in questa vicenda per altri versi paradossale, è necessario sottolineare il fatto che Aurobindo stesso fu un attivista nella complessa compagine della vita politica indiana dell’inizio del secolo scorso.

Dopo aver compito studi classici (latino e greco antico) al King’s College dell’Università di Cambridge, Aurobindo ritornò in India nel 1893, dove diventò segretario particolare del Mahārājaḥ dello stato di Baroda, quindi Ministro dell’Educazione e docente di lingue presso la locale università, di cui in seguito sarebbe stato anche vicerettore. Dal 1906 al 1910 detta l’agenda della lotta politica del Bengala, ma il suo scopo ultimo è conseguire l’indipendenza dell’India dalla Gran Bretagna fomentando uno stato permanente di rivolta e preparando a tal fine l’insurrezione armata. Egli diventa ben presto il leader indiscusso del movimento rivoluzionario indiano. Nel gennaio del 1908 Aurobindo ebbe però un’esperienza che gli cambierà totalmente la vita: infatti, ritirandosi per tre giorni sotto la guida di Vishnu Bhaskar Lele, uno yogin nativo del Mahārāṣṭra, raggiunse lo stato spirituale del Nirvāṇa; tale profondo cambiamento interiore, comunque, non gli avrebbe precluso al momento la partecipazione alla vita politica attiva.

Ma le sue potenzialità interiori trovarono ancora un’occasione favorevole per essere espresse. Rinchiuso nel carcere di Alipore dalla polizia inglese nel maggio dello stesso anno, vi sarebbe rimasto in una cella di isolamento in attesa del processo per un anno: durante questo lungo periodo Aurobindo avanzò così tanto nelle sue pratiche spirituali da portarlo ad elevatissimi livelli di coscienza. Uscito di prigione, trovò la situazione politica peggiorata dalle feroci azioni di rappresaglia del governo britannico; ormai, però, la sua azione era destinata ad esplicarsi su un piano differente da quello della realtà: il 4 aprile 1910 giunse a Pondicherry, enclave francese in India meridionale, da dove non si sarebbe più mosso. Qui, Aurobindo si accinse a quel “vero lavoro”, quell’evoluzione spirituale di respiro universale, quel raggiungimento della Supermind (“Supermente”), per la cui attuazione sarebbe stato supportato da Mirra Alfassa.

Così, affiancato dalla Mère quale devota seguace e compagna (che fu poi fautrice della creazione di Auroville, una cittadella vicino a Pondicherry ispirata ad ideali di egualitarismo ed elevazione spirituale sul modello dell’Utopia di Tommaso Moro), alla fine, il 24 novembre 1926 Śri Aurobindo si ritirò dalla scena pubblica, apparentemente vivendo di sola meditazione e ascesi nella sua stanza, dalla quale non sarebbe più uscito se non alla sua morte, avvenuta il 5 dicembre del 1950: in realtà, il ritiro dalla vita sociale non avrebbe corrisposto a un totale estraniarsi da essa, inquantoché la sua azione si sarebbe riversata totalmente sul piano “eterico”; insomma, si sarebbe trattato di un agire spirituale o, se vogliamo, “magico”, intendendo con questo termine un’attività soprannaturale che opera fattivamente nella realtà grossolana. D’altronde, il lato “magico” era ben presente nella coppia dei suddetti mistici indiani, rappresentato in particolar modo dalla Mère, la quale aveva frequentato l’occultista Max Théon[13] in Algeria[14]; ed anche lo stesso Aurobindo poteva essere considerato come il rappresentate più fededegno della pura Tradizione (yogica), almeno secondo le parole del giovane Mircea Eliade[15].

FINE PARTE 1/2

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di MARCELLO DE MARTINO

 

NOTE:

[1] Nicholas Goodrick-Clarke, La sacerdotessa di Hitler. Savitri Devi, il mito indù-ariano e il neonazismo, Roma 2006.

[2] “Ariano” (dall’indoiranico *arya, “nobile”) è un termine originariamente attinente al campo del comparativismo linguistico dell’Ottocento e solo successivamente è stato utilizzato per indicare i popoli che parlavano la presunta lingua madre indoeuropea. La caratterizzazione razziale del vocabolo è avvenuta con autori come Joseph Arthur de Gobineau nel suo saggio Essai sur l’inégalité des races humaines (1853-1855) e, più recentemente, da Houston Stewart Chamberlain in Die Grundlagen des neunzehnten Jahrhunderts (1899). Il termine è stato utilizzato ancora in tempi recenti in ambito storico-linguistico, si veda Sommario di linguistica arioeuropea di Antonino Pagliaro edito nel 1930 [rist. anast. Palermo 1993]. Per quanto riguarda la questione della Patria degli indoeuropei sive “ariani”, si rimanda al classico AA. VV., Die Urheimat der Indogermanen a cura di Anton Scherer, Darmstadt 1968.

[3] Si rinvia a riguardo alle nostre considerazioni esposte ne I “professori” di Himmler: tradizione folcloristica (Volkskunde) e Tradizione nel nazionalsocialismo, prefazione a pp. 7-18 de La luce del Sole Nero. Il Rasputin di Himmler e i suoi eredi di Hans-Jürgen Lange, Roma 2011. Il concetto razziale ed etnico di “arianità” assunse ben presto delle tinte parareligiose e occultistiche così da costituire quel movimento “teosofico” lato sensu chiamato Ariosofia, la dottrina spirituale fondata da Guido von List (si veda a proposito la nostra introduzione a La religione degli Ariogermani nel suo aspetto esoterico ed essoterico e Urgrund, Roma 2008 [ed. ted. Berlin-Lichterfelde 1909] dal titolo Guido von List e l’Armanesimo: una retrospettiva sulle connessioni tra occultismo, linguistica e storia delle religioni nella cultura tedesca degli inizi del Novecento, pp. 7-31), che ebbe il maggior seguace in Jörge Lanz von Liebenfels, le cui idee razziali vennero trasfuse nel suo testo Teozoologia. La scienza delle nature scimmiesche sodomite e l’elettrone divino, Roma 2008 [ed. ted. Wien 1905], si veda Wilfried Daim, L’ideologo di Hitler. Jorg Lanz von Liebenfels, Roma 2014.

[4] Senza molto successo, peraltro. Su tutto ciò, si rimanda al cap. 5 del saggio di Nicholas Goodrick-Clarke, La sacerdotessa di Hitler cit., cap. 5, “Il duce del Bengala”, pp. 105-122 e a quanto afferma Manfredi Martelli ne L’India e il fascismo. Chandra Bose, Mussolini e il problema del Nazionalismo indiano, Roma 2002, a pp. 233-284.

[5] Si veda a riguardo di Manfredi Martelli Il fascio e la mezza luna, Roma 2003, pp. 231-624 nonché di Stefano Fabei i saggi Il fascio, la svastica e la mezza luna, Milano 2003, pp. 148-245 e Una vita per la Palestina. Storia del Gran Mufti di Gerusalemme, Milano 2003, pp. 162-216.

[6] Sulla vita della Besant e sul suo coinvolgimento politico, si rimanda alla sua Autobiografia. Una mistica femminista fra Otto e Novecento, Firenze 2002, pp. vii-xl e 247-272 [ed. ingl. London 1893].

[7] Il mattino dei maghi. Introduzione al realismo fantastico, Milano 1997 [1963], p. 334.

[8] Che però non fu l’unico, a dire il vero. Infatti, secondo la testimonianza di Peter Gumpel, SJ, Pio XII avrebbe tentato un esorcismo a distanza su Hitler, che però non avrebbe avuto effetto, si veda quanto dice a proposito Andrea Tornielli nel suo articolo Hitler satanista e l’esorcismo del Papa apparso su 30giorni, 1, gennaio 2002.

[9] Tale “battaglia” è stata raccontata nel libro a cura di Gareth Knight La battaglia magica d’Inghilterra. Una grande occultista sfida Hitler, Roma 2000, ove si raccolgono le lettere dell’occultista in cui ella comunicava le metodologie operative ai suoi accoliti; si veda per una discussione degli eventi la biografia della Fortune scritta dallo stesso Knight, Dion Fortune and the Inner Light, Loughborough 2000, cap. xxxii.

[10] ŚivaŚaktī rappresenta nella dottrina tantrica la personificazione della forza universale intesa come supremo potere divino, unione del principio maschile e di quello femminile, si veda sir John Woodroffe aka Arthur Avalon, Shakti e Shâkta, Roma 1979 [ed. ingl. Madras 1929³].

[11] Su Aurobindo, si rimanda all’esaustivo e ponderoso saggio biografico di K.R. Iyengar Srinivasa, Sri Aurobindo: A Biography and a History, Pondicherry 20065; in italiano la vita e l’opera di Aurobindo è ben tratteggiata nel libretto di Piero Scanziani, Aurobindo. Vita, dottrina e pratica del massimo saggio dell’India contemporanea, Chiasso 2006².

[12] Sulla figura di Mirra Alfassa, si consiglia la lettura della monumentale biografia di K.R. Iyengar Srinivasa, On the Mother: the Chronicle of a Manifestation and a Ministry, Pondicherry, 1994³ o, in alternativa, di quella più concisa dello stesso Georges Van Vrekhem, The Mother, The Story of Her Life, New Delhi 2000.

[13] Max Théon (1848-1927), il cui vero nome era Louis-Maximilian Bimstein, è stato un occultista ebreo polacco studioso di Qabbalah. Sembra che fosse lui ad aver portato a Londra nel 1884 l’Hermetic Brotherhood of Luxor (Fratellanza ermetica di Luxor) dall’Egitto, ove essa avrebbe avuto origine nel 1870. Nel dicembre del 1887 Théon insieme alla moglie Mary Chrystine Woodroffe Ware, chiamata Madame Alma Théon, comprò una tenuta a Zarif, un villaggio vicino a Tlemcen in Algeria, e ivi costituì il cosiddetto “Movimento Cosmico”, in cui sarebbero state trasfuse le direttive di una sedicente “Tradizione Cosmica”. Per maggiori ragguagli su questo ambiguo personaggio, si rimanda all’opera di Christian Chanel, Joscelyn Godwin e John Patrick Deveney, La fratellanza ermetica di Luxor. Storia, rituali iniziatici e istruzioni di occultismo pratico, Roma 2008, pp. 40-44 e 291-298.

[14] Il tramite tra Max Théon e Mirra Alfassa fu il fratello di quest’ultima, Matteo Alfassa, che era amico dell’occultista polacco: tra il 1905 e 1906 la futura Mère soggiornò a Tlemcen per studiare occultismo con Théon, come testimonia Sujata Nahar nel vol. 3 delle Mother’s chronicles, Paris-Mysore 1983.

[15] Mircea Eliade nel 1935 aveva dato modo di esprimere la propria ammirazione per l’opera del mistico indiano sulle pagine di “Memra”, una rivista di “studi di tradizione esoterica” fondata dall’amico Marcel Avramescu: qui, sotto lo pseudonimo di “KRM”, l’allora giovane studioso romeno elogiò l’acutezza di Aurobindo nell’esporre il pensiero spirituale indiano attraverso i suoi commentari al Bhagavad Gītā, e al contempo ne decantò le facoltà paranormali che gli permettevano di esplorare i mondi sovrasensibili di cui egli avrebbe fatto esperienza continua e a piacimento, si veda il brano riportato in Marcello De Martino, Mircea Eliade esoterico. Ioan Petru Culianu e i “non detti”, Roma 2008, pp. 395-397.

 

2 commenti

  1. roberto buffagni dice: Rispondi

    Grande, Marcello! Aspettiamo con ansia le prossime puntate…

  2. Marcello De Martino dice: Rispondi

    Grazie, Roberto.

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