Vaccini e obbligo (Parte IV) – Il senso di Beatrice per il morbillo

Quando si cercano dati per l’Italia si fa una certa fatica. Se si insegue un dato USA lo si trova catalogato per ogni sfumatura o quasi. È opportuno, oltre che propriamente scientifico, tentare sempre di circoscrivere l’ambito di ricerca ad un dato periodo, territorio ecc. per poi al limite compararlo. Parlare ad esempio dei dati mondiali sulle conseguenze da morbillo per costituire un ragionamento interno al Paese è fare disinformazione, allo stesso modo che riportare soltanto il numero delle reazioni avverse al vaccino in un paese dove ad esempio vige l’obbligo, rispetto ad uno dove questo non sussiste. Purtroppo nel tempo è facilmente notabile come alla disinformazione tipica di molti media si aggiunga l’incapacità generalizzata del cittadino di valutare la credibilità della fonte, o anche semplicemente, di sviluppare un ragionamento come quello fatto poco più sopra.

Una mia conoscenza, laureata e professionista affermata, s’informava sull’opportunità di alcune vaccinazioni direttamente presso un paper redatto da GSK. Come dire, non chiedere all’oste se il vino è buono. Amici e conoscenti medici interpellati non erano minimamente a conoscenza, anche vaga, di molti dei dati che riporterò. Come ho sostenuto in introduzione è una cosa del tutto normale. Quel che non è normale è che si faccia finta che non sia così. E questo è un fenomeno tremendamente diffuso, com’è diffusa la superficialità nell’Occidente moderno. Qualcuno dirà che a ben vedere una persona media più che cercare obiettivamente passi il tempo a rincorrere le proprie tesi e passioni, ma voglio sperare di poter essere seguito anche nel mio ragionamento.

Partiamo da questo:

Austria, Cipro, Danimarca, Estonia, Finlandia, Germania, Islanda, Irlanda, Lituania, Lussemburgo, Olanda, Norvegia, Portogallo, Spagna, Svezia, Regno Unito. Sono i paesi dove non esiste alcuna vaccinazione obbligatoria. Zero tondo. Nessuno tra questi ha considerato epidemica la situazione in Italia e pertanto pericolosa per la salute dei propri cittadini. Esiste più di un servizio di monitoraggio a livello europeo e di emergenza si è parlato solo nel caso della Romania, come abbiamo visto. Il Belgio prevede un solo obbligo. Francia e Malta tre; la Grecia quattro, la Repubblica Ceca e la Slovenia sette, l’Ungheria, la Polonia e la Romania otto; la Bulgaria e la Slovacchia nove. Lettonia dodici. Al di fuori del caso francese, dove tuttavia hanno provato ad avviare iniziative come questa e dove da poco il Consiglio di Stato ha imposto una rottura al monopolio dell’esavalente, tutti i principali paesi UE non prevedono l’obbligo di vaccinazione. Solo il Belgio per la poliomielite. A me il giochino delle comparazioni non piace mai tanto, ma in questo caso rileva: in pressoché tutta Europa la vaccinazione viene ancora considerata una questione cui lasciare libera scelta. Addirittura in Svezia hanno da poco bocciato ben 7 proposte di legge volte all’introduzione dell’obbligo. Noi ne proponiamo 12.

Secondo dato, aggiornato al 2014:

 

Alcuni, anche particolarmente qualificati come il dott. Burioni, hanno sostenuto che in Italia le vaccinazioni sarebbero obbligatorie rispetto agli altri Paesi “perché altrove non sono così stupidi da non vaccinare i loro figli”. Ovviamente si tratta di un’esagerazione senza fondamento: Se prendiamo infatti i dati OECD sul morbillo sopra riportati scopriamo che l’Italia rispetto anche ad altri Paesi, nel 2014, s’attesta su di un livello di copertura vaccinale attorno all’87%. USA, UK, Francia, Danimarca, si posizionano anch’esse tra l’85 e il 90%, a seconda dei periodi. La Germania ha varcato la soglia del 90%.

Qui possiamo vedere meglio il dato italiano. Se cercate lo trovate non solo suddiviso per anno, ma anche per regione, dove si osservano alcuni casi sorprendenti rispetto al livello di copertura vaccinale. Esiste anche il dato offerto per tipo di vaccino:

 

Comunque nessuno dei principali paesi occidentali raggiunge oggi con l’anti-morbillo e su entrambe le somministrazioni raccomandate il livello da cd. “effetto gregge” indicato dall’OMS e pari ad almeno il 95% di copertura ai fini dell’eradicazione della malattia o della sua scomparsa in una determinata zona geografica. L’intera Europa è stata dichiarata polio-free dall’OMS nel 2002, mentre un esempio di eradicazione si è avuto negli anni ’80 per il vaiolo. Al momento infatti vengono conservati alcuni campioni di variola virus per motivi anche legati alla scoperta di eventuali focolai di riserva di vaiolo naturale. Risultato che, tra le varie concause, difficilmente si sarebbe potuto ottenere senza l’ausilio mirato del vaccino, considerato il terribile stato socio-sanitario ed economico in cui versavano gli ultimi paesi coinvolti, nell’Africa centro-orientale.

Segnalo per completezza che è pure possibile che sia proprio la vaccinazione, in specie quella contenente virus attenuati vivi, a produrre picchi epidemici. È il caso registrato dall’OMS nel 2015 per l’anti-polimielite, anno nel quale si sono avuti unicamente casi di malattia da vaccino, piuttosto che da virus selvaggio, nelle zone dove la polio non era più considerata endemica.

Proprio il cd. effetto gregge è diventato nel tempo un tema caldo, poiché in grado di difendere l’importanza dell’uso vaccinale, ma pure per essere stato sottoposto a dubbi circa la sua applicazione particolare. In pratica funziona così: vengono convenzionalmente stabiliti per le diverse malattie contagiose, attraverso una valutazione probabilistica a maglie piuttosto larghe, dei tassi di riproduzione di base che indichino grossomodo il numero atteso di nuove infezioni generate da un singolo individuo infetto nel corso del suo intero periodo di infettività, in una popolazione interamente suscettibile. Poi, attraverso uno specifico calcolo, si ricava, per singola malattia, la percentuale di sicurezza ideale, che pertanto dipende dall’agente patogeno. Ecco una tabella ricavata dai dati OMS. Ogni singola malattia ha la propria soglia:

Ovviamente, stiamo parlando delle sole malattie trasmissibili da individuo ad individuo. Per quelle come come il tetano, dunque, il concetto di immunità di gruppo non può trovare applicazione. L’epatite B, invece, avendo una contagiosità quasi nulla (1,53) è ampiamente coperta con percentuali pari a quelle dell’Influenza in tabella. Dunque articoli come questo letto su repubblica.it sono pura mitologia: “Nel 2015 hanno fatto il vaccino contro il morbillo (la prima dose è prevista tra i 13 e i 15 mesi) l’85,2% dei bambini italiani. Il dato appena 5 anni prima era al 90%. Stesso discorso vale per parotite e rosolia, che si fanno insieme al morbillo. La varicella, che è stata introdotta dopo e non in tutte le Regioni, invece è al 30%. E questi sono alcuni dei cosiddetti vaccini “consigliati”, che coprono da malattie in certi casi meno pesanti ma a rapida diffusione. Tanti casi vuol dire anche tante persone con problemi seri, visto che quando si parla di morbillo, tra il 25 e il 30% dei colpiti può sviluppare complicanze. Per quanto riguarda le vaccinazioni obbligatorie, quelle che si fanno dal terzo mese di vita, i numeri di copertura sono più alti ma in calo, e ormai sotto il 95%. Poliomielite, difterite, tetano, pertosse, epatite B, Haemophilus sono poco sopra il 93%. Adesso si attendono i dati 2016”. Ma noi abbiamo appena visto che solo per Morbillo (measles) e Pertosse l’immunità di gregge è stimata convenzionalmente attorno al 92-95%.

Tuttavia le considerazioni in merito non possono finire certo qua. Per il morbillo l’ECDC fornisce infatti questo dato su scala europea:

È quello relativo allo stato di vaccinazione dei casi di morbillo riscontrati sull’intera popolazione europea e divisi per età. Esiste grossomodo una media corrispondente al 15% dei vaccinati che ugualmente non risulta immunizzato e contrae il morbillo. Potrebbe anche essere più alto, ma mancando una prescrizione sui test anticorpali o una reale consapevolezza circa la loro esistenza, anche in funzione pre-vaccinale, e conseguenti raccolte dati sulla popolazione, al momento rimaniamo all’oscuro del numero effettivo dei soggetti realmente immunizzati. Senza considerare che attualmente l’immunologia costituisce un’affascinante branca della medicina con enormi margini di progresso e avanzamento, senza dubbio in grado di svelare in futuro nuove realtà. Tradotto, non ne sappiamo poi tanto.

Il fatto è che, qualora volessimo davvero inseguire lo spettro dell’immunità di gregge, di tutte queste sue articolazioni dovremmo tenere conto, come anche di tutti quei dettagli meramente pratici, ma di non secondaria importanza. Se anche ad esempio raggiungessimo il 95% di copertura vaccinale anti-morbillo per i nati entro l’anno di età sarebbe ugualmente necessario considerare l’intervento di più fattori. Infatti che fare in quei casi in cui nostro figlio vaccinato frequentasse uno di quei complessi scolastici che raccolgono asili nido, elementari, scuole medie o altro? Avremmo una fetta di coperti mescolata ad una di non coperti. E tutti coloro che accedono per un motivo o per l’altro all’interno della scuola? Dovremmo vaccinare tutti loro? Insegnanti, postini, personale ATA, genitori? Tutti? E se mio figlio frequentasse una palestra o un parco pubblico? Bisognerebbe imporre una vaccinazione di massa, recuperare tutti i dati relativi ai mancati richiami da parte di un numero sproporzionato di soggetti, oltre che prevedere le analisi anticorpali per tutta la popolazione, al fine di considerare chi sia realmente immunizzato a seguito di vaccino. E quanto costerebbe allo Stato una assurdità come questa?

Non sarebbe preferibile che fossero i cittadini, una volta informati, consapevoli, consenzienti e non obbligati, con la proposta di anamnesi personalizzate e personalizzazione del calendario vaccinale, a venire incontro allo strumento del vaccino con rinnovata fiducia in chi glielo propone, invece che inseguire sciocche allucinazioni, che forse celano ben di peggio? Da qualche anno esiste un campo emergente dell’immunogenetica che studia le basi genetiche degli effetti avversi ai vaccini: l’adversomica. Da circa 6-7 anni anche l’analisi del microbiota è in grado di fornirci interessanti spunti di approfondimento in tema vaccinale, come ricordato qui, in una Conferenza Stampa presso la Camera dei Deputati, dal dott. Gerardo Rossi, accennando in questo senso anche al campo dell’epigenetica e da una quindicina d’anni anche della Farmacogenetica. Senza contare i necessari progressi che lo studio scientifico deve intraprendere sul delicato tema degli adiuvanti vaccinali, metalli tossici, come l’alluminio, capaci di accomularsi nell’organismo senza essere smaltiti e in grado di creare problemi nel lungo periodo. Tutti accorgimenti che potrebbero essere approfonditi ed improntati all’interno di un disegno di legge serio, in abbinamento ad un necessario miglioramento dell’attività di farmacovigilanza. Ma quest’ultimo è argomento successivo.

Non solo, uno studio compiuto per il Ministero della Difesa nel 2011 su militari italiani di stanza in Iraq, ha rivelato serie reazioni da carico vaccinale multiplo sul 3% circa dei soggetti implicati. A seguito di vaccinazioni multiple in quella percentuale s’erano rinvenute addirittura alterazioni ossidative nel DNA.

Osserviamo ora questo dato UNICEF-ISTAT:

Indica la mortalità in Italia dei bambini sotto i cinque anni dal 1895 ad oggi. Ebbene, dai dati s’evince chiaramente un fattore di miglioramento delle aspettative di vita che prescinde dalla vaccinazione. Se guardiamo al progressivo calo di morte da complicanze a seguito di morbillo si può notare come questo avvenga in maniera chiara e decisa ben prima della calendarizzazione del vaccino per il morbillo (più precisamente MPR, disponibile dal ’79) avvenuta negli anni ’90. Il progresso medico e igienico, il progresso economico, sociale e tecnologico hanno indubbiamente posto le basi per l’azzeramento delle morti per complicanze da morbillo e non solo.

A fronte dei dati fin qui riportati allora ci troviamo innanzi a due considerazione interessanti. Da un lato, infatti, spostandosi in zone geografiche ben diverse rispetto a quella di un paese industrializzato moderno, la vaccinazione s’è rivelata essere di fondamentale importanza e per il controllo delle epidemie e per – come nel caso del vaiolo – addirittura l’eradicazione della malattia. Salvo scoperte sensazionali nei prossimi decenni, al momento, lo stato dell’arte medico-scientifico parla chiaro: il vaccino rappresenta uno strumento di fondamentale importanza per tentare di eradicare una malattia e, in determinate condizioni socio-economiche, per contenere epidemie che altrimenti sarebbero devastanti. Per alcune malattie è il caso anche dell’Italia del dopoguerra.

Dall’altro lato vediamo come proprio il processo di industrializzazione abbia fortemente contribuito a sua volta a limitare le complicanze gravi da malattie virali e non, quali ad esempio il morbillo. Appare piuttosto chiaro dunque come il punto di equilibrio qui vada cercato e trovato nel valutare costi e benefici tra conseguenze da malattia e reazioni avverse al vaccino, tra l’opportunità di imporre l’obbligo o meno, con particolare attenzione al preciso contesto socio-economico nel quale questa valutazione viene fatta. L’Italia di oggi non è certo la Somalia.

Ad ulteriore conferma riporto le parole dell’allora Direttore del Laboratorio di Epidemiologia e Biostatistica, all’Istituto Superiore di Sanità (ISS), dott. Donato Greco rilasciate a Report nel 1998: “Sono convinto che l’obbligatorietà, che è stato un provvedimento fondamentale nell’Italia del dopoguerra che aveva problemi gravi su queste sfere è un provvedimento oggi che dev’essere riconsiderato.

Insomma, la questione non è per niente facile da dirimere, perché dovrebbe considerare tutte queste verità assieme, addirittura valutandole per singolo vaccino. In ogni caso, fare le cose fatte bene è nelle possibilità delle nostre Istituzioni. Moltissimo tuttavia dipende dal tipo di sensibilità e conoscenze che matura il cittadino – presidio reale primario di prevenzione – e dalla capacità di riportarle come pretesa ai propri rappresentanti e garanti. Se questo però non avviene è del tutto naturale che prevalgano nella bilancia gli interessi di fatturazione di un’azienda o – a volte e più raramente – quelli personali di soggetti con possibilità d’influenza.

 

Morbillo: reazioni avverse da vaccino e conseguenze da malattia

In Italia, dicevo in esordio, non abbiamo una raccolta dati sufficientemente precisa e completa. Va detto. Faccio un esempio. Prendendo i dati raccolti dal comunque ottimo Epicentro (ISS) su Morbillo e Rosolia News troviamo le seguenti statistiche da morbillo:

O queste, del 2016:

Come si può notare, conseguenze gravi e irreparabili a seguito di complicanze da morbillo sono davvero molto rare. Nulla che non possa essere gestito con cure adeguate nella quasi totalità dei casi. Chiaramente, il dato dipenderà dal periodo osservato. Si veda ad esempio questa statistica ricavata sul triennio 2010-2012, periodo nel quale, abbiamo visto, vi furono picchi importanti di malati:

Mancano, dicevo, dati come questo americano (tratto da: Measles Mortality in the United States 1971-1975 Sister Jeffrey Enghelardt, Neal A. Halsey MD. Donald Eddins and Alan R: Hinman MD) che permetterebbero di approfondire meglio il perché delle complicanze gravi e come meglio intervenire in termini di cure adeguate. Risale a diversi decenni fa, ma è più che sufficiente a far comprendere il senso del ragionamento:

Appare chiarissimo come le morti da morbillo siano nel numero (Deaths Per Million Population) ben più elevate a seconda del livello di benessere della zona geografica considerata e dello stato reddituale della famiglia coinvolta. Tutte considerazioni che si potrebbero, con una certa volontà, ricavare anche per l’Italia. Si noti peraltro che solo il 50% circa dei casi italiani riportati da Epicentro (ISS) è stato confermato in laboratorio  quale morbillo.

Faccio un’altra considerazione. Nel 2015 un bambino di 6 anni spagnolo moriva dopo aver contratto la difterite. I dati OMS confermano per quell’anno una copertura vaccinale pari al 97% su tre dosi. Lo avevamo già visto: l’immunità di gregge si fonda su una convenzione, non offre garanzie ad elevato grado di certezza. Il periodico cattolico Tempi dava la notizia nel seguente modo: “Bambino di sei anni muore di difterite. Genitori «ingannati da gruppi anti-vaccini»”. In realtà era accaduto un fatto notevolmente diverso, come confermato poi pure da Epicentro (ISS). Il ragazzino infatti era stato tenuto per diversi giorni in un ospedale di provincia senza che si capisse cos’avesse contratto. Solo quando venne trasferito si comprese che era difterite.

Passano “7 giorni dalla comparsa dei primi sintomi al momento in cui è stato individuata ufficialmente la presenza del C. Diphteriae”. “Il successo del trattamento della difterite è legato alla rapida somministrazione dell’antitossina difterica (DAT) in combinazione con gli antibiotici. L’antitossina si può legare alla tossina solo quando è in circolo e non si è ancora fissata ai tessuti o è penetrata nelle cellule. Il trattamento con DAT iniziato dopo 48 ore dalla comparsa della sintomatologia tossica sistemica ha un limitato impatto sulla prognosi clinica. Il DAT rientra nella lista dei Farmaci Essenziali dell’Oms, che dovrebbero essere disponibili in ogni momento, in quantità adeguate e in formulazioni appropriate di qualità garantita. La Spagna ne era priva, e nazioni di primo piano dell’Ue come Francia e Germania potevano offrire solo un farmaco scaduto”. Se l’antitossina fosse stata presente non avremmo un caso di morte per difterite in più nei dati statistici e meno articoli scritti senza fare indagini,  che è sempre un bene. Un caso di malasanità grave ed uno di disinformazione. Tutto qui.

È sempre opportuno non fermarsi all’articoletto su un giornale o una rivista. In queste quattro parti abbiamo visto esempi incredibili di notizie inventate. Come questo sulla pertosse del Ministro Lorenzin a Piazza Pulita, il 22 ottobre 2015:

Fortunatamente per noi la pertosse ha una cura e quando chi la contrae si reca all’ospedale non gli danno “quello che c’è”, come potete facilmente constatare presso il portale dell’Istituto Superiore di Sanità.

 

Per quanto riguarda, invece, le reazioni avverse da vaccinazione si apre un mondo. Innanzitutto perché non esiste al momento unanimità tra le varie correnti facenti parte della comunità scientifica. Le passioni umane qui possono essere determinanti. Da un lato, chi considera maggiormente il versante delle reazioni avverse tende a volte a spingere verso conclusioni poco valide sotto il profilo del metodo scientifico, com’è stato nel caso del rapporto tra vaccino MPR e autismo pubblicato nel 1998 da Lancet, poi rivelatasi una frode. A pagina 19 del Rapporto AIFA 2013 trovate tutte le informazioni relative al dibattito, comprensive di una tabella, la numero 4, che pone una sintesi delle evidenze disponibili. Dall’altro, chi considera invece maggiormente il versante della necessità di eradicare la malattia tende a volte ad irrigidirsi su posizioni che mancano di flessibilità, di maggiore aderenza e apertura al particolare.

In seconda battuta, per motivi oggettivi: non è facile individuare chiaramente il nesso causale tra vaccino ed eventuale reazione avversa (l’AIFA utilizza le categorie di casuality assessment OMS) e non è ancora sufficiente la raccolta dei dati degli effetti del vaccino a lungo termine, i quali rilevano e non poco. Va constatato che non esistono iniziative per valutare l’azione della vaccinazione pari, per qualità, al servizio di sorveglianza sulla malattia. Il nostro Paese ha improntato un’attività di farmacovigilanza cd. passiva, limitata cioè alle segnalazioni spontanee di reazioni avverse SAR (Suspected Adverse Reaction) o di perdita d’efficacia, anziché ad un monitoraggio intensivo post-marketing per la valutazione del profilo di sicurezza del medicinale nelle sue reali condizioni d’uso. Un modello di avvicinamento al concetto di farmacovigilanza attiva lo ha adottato il Veneto che infatti rappresenta da solo – cito il Rapporto AIFA – “Un terzo delle segnalazioni […] con un tasso disegnalazione di 75,7 per 100.000 dosi; il tasso elevato è spiegabile dalla presenza di diversi progetti di sorveglianza attiva in corso nelle regioni”. Con una media nazionale di 18,0 per 100.000 dosi. Lo trovate a pagina 28. Dunque i dati inerenti le reazioni avverse risultano in maniera evidente del tutto sottostimati.

In terza battuta, inoltre, per la mancanza di un serio impegno in trasparenza e comunicazione da parte delle istituzioni incaricate e non. Tutto questo dev’essere all’ordine del giorno di ogni confronto serio che si prefigga come obiettivo la maggiore tutela possibile della salute, sia collettiva che individuale.

Nell’ottobre del 2014 sempre il Ministro Lorenzin ospite della trasmissione televisiva Porta a Porta, sosteneva che “C’è una disinformazione totale contro le vaccinazioni, ricordo che solo di morbillo a Londra, cioè in Inghilterra, lo scorso anno [quindi nel 2013 ndr] sono morti 270 bambini per una epidemia di morbillo molto grave”:

Fortunatamente questa strage di piccoli innocenti non risulta dai dati del Governo Inglese, dove nel 2013 si è registrato un solo decesso per complicanze da morbillo, in un uomo di 25 anni a seguito di polmonite. Ci rendiamo conto?

Ma non contenta la Ministra, l’anno successivo, sempre a Piazza Pulita affermava: “Di morbillo si muore, si muore in Europa, c’è stata la crisi un’epidemia di morbillo a Londra lo scorso anno [quindi nel 2014 ndr], sono morti più di 200 bambini”:

Capiamo bene che di fronte a casi del genere non essendoci oggettiva, scientifica verità, ma clamorose frottole non può davvero esserci fiducia.

Infine, ma non per ultima, è necessaria un’attenzione e una coscienza ben maggiori da parte della cittadinanza: un atteggiamento passivo e pretenzioso non aiuta di certo.

 

Traggo adesso da questo articolo l’elenco, ben documentato, delle reazioni possibili. Attenzione perché si tratta di un elenco ricavato sulla base di studi, anche americani, che coprono un ampio arco temporale e geografico. Vale dunque per una loro conoscenza generica:

La vaccinazione singola contro il morbillo non è più in commercio, così come quella della rosolia. Le reazioni avverse fanno riferimento principalmente al vaccino trivalente MPR. Questo può causare reazioni locali nella sede di inoculazione (tumefazione, indurimento, dolore) e reazioni generali, alcune ascrivibili all’antibiotico contenuto, o ad altri eccipienti18presenti nella preparazione (reazioni allergiche), altre all’azione dei virus attenuati. Questa vaccinazione è una di quelle che contiene virus vivi attenuati. Le più frequenti riguardano la febbre (tra il 7° ed il 12° giorno), un esantema di breve durata, e l’ingrossamento delle linfoghiandole regionali. Le reazioni anafilattiche sono rare, mentre più numerose sono le segnalazioni di manifestazioni allergiche, quali rash cutanei e orticaria19, broncospasmo, laringospasmo, asma20, edema angioneurotico21, edema emorragico acuto 22 23 24 25, reazioni da ipersensibilità.

Con maggiore frequenza può insorgere la porpora trombocitopenica26 (malattia autoimmune in cui le piastrine diminuiscono in numero importante), anche grave.27Tra gli eventi avversi a carico del sistema nervoso28, sono state riportate: meningite asettica29 30, crisi convulsive gravi, malattie demielinizzanti ed encefalopatia31, encefalite32 33, sindrome di Guillan-Barré34, mielite trasversa, sindrome di Reye, paralisi di nervi cranici35, neurite ottica36, retinopatia37, perdita dell’udito, atassia cerebellare.38 Proprio a causa di gravi complicanze neurologiche è stato ritirato dal commercio il vaccino Priorix nel 2004 ed è stata avviata un’indagine contro la ditta produttrice.39 Anche il vaccino Morupar è stato ritirato dal commercio il 16 marzo 2006 a causa delle reazioni avverse a carico del sistema nervoso centrale. L’encefalopatia seguita da danni neurologici permanenti o addirittura dalla morte del vaccinato è argomento dibattuto 40 41”.

Se consideriamo l’ultimo Rapporto AIFA invece, quello aggiornato al 2013, a pagina 43 abbiamo in tabella la distribuzione delle segnalazioni in quell’anno. Purtroppo non è più preciso di così:

A pagina 30 invece quella relativa alle segnalazioni divise per classe:

Nel 2013 sono state segnalate un totale di 1048 reazioni avverse da vaccini morbillosi, delle quali 130 gravi (il 12,4%). Ogni 100.000 dosi somministrate si sono avute 90,5 segnalazioni, 11 gravi. Lo 0,01% delle somministrazioni totali, 1 ogni diecimila circa.

Lo stesso Rapporto, a pagina 25, ci ricorda che “in farmacovigilanza il criterio secondo il quale una segnalazione viene definita grave non è stabilito su base soggettiva ma è definito dalla normativa (Dlgs219/2006). Una reazione è definita grave quando:

  • È fatale
  • Ha provocato o prolungato l’ospedalizzazione
  • Ha provocato invalidità grave o permanente
  • Ha messo in pericolo la vita del paziente
  • Ha causato anomalie congenite e/o difetti alla nascita

Sempre nel 2013, secondo l’Epicentro (ISS), sono stati segnalati 2211 casi di morbillo. Il 53,2% confermata in laboratorio. Il 24,2% di questi ha necessitato di ricovero. Se confrontato con i dati del triennio 2010-2012 che vedeva un ricovero medio del 26,9% e quelli del 2014 con il 29,6% capiamo che, mediamente, la forbice in percentuali di ricoveri rispetto ai totali contagiati passa grossomodo tra un 25-29%, e senza conseguenze irreversibili nella quasi totalità dei casi. Sappiamo che quello 0,01% è sottostimato pesantemente e sappiamo che AIFA non può certo considerare eventuali danni da lungo periodo, magari genetici, anche perché non se ne sa ancora molto e al momento rappresentano serie ipotesi con alcune evidenze. Proviamo però a rendere quel freddo dato statistico in qualcosa di vivo e tangibile. Per una città come Roma popolata da circa 3.000.000 di abitanti, infatti, quell’uno ogni diecimila corrisponde a 300 residenti circa. Poco, anzi pochissimo a livello statistico, sempre tantissimo, chiaramente, a livello umano.

È dunque possibile ridurre il numero di quei 300 cittadini romani colpiti? In questo senso, di vitale importanza resta, giova ripeterlo, l’informazione e l’attenzione. A partire dalle controindicazioni che andrebbero sempre indicate al paziente e alle quali lo stesso non deve soprassedere. Guardatevi a titolo esemplificativo questa guida prodotta da Epicentro (ISS), in particolare a pagina 12. In via generale infatti “la vaccinazione MPR va rimandata in caso di malattie acute in atto febbrili ed è controindicata in caso di precedenti reazioni allergiche di tipo anafilattico al vaccino o ad uno dei suoi componenti, in caso di gravidanza della ricevente o di alterazioni del sistema immunitario con immunodeficienza. La vaccinazione è invece raccomandata nelle persone HIV positive che non siano ancora in AIDS conclamato e nei bambini sieropositivi non ancora gravemente immunocompromessi”. Ancora, lo abbiamo accennato in precedenza, potrebbe anche essere possibile appartenere a quel x% di soggetti per i quali il vaccino non è efficace e dunque evitabile. Quest’evenienza si può anticipare attraverso le opportune analisi del sangue, in questo caso garantite gratuitamente per legge.

 

Conclusione

Insomma, si sarà ormai capito, è tutta una questione di probabilità statistiche, di buonsenso, corretta informazione e fiducia nelle istituzioni. Di certezze assolute non ve ne sono perché non ve ne possono essere. Nella stragrande maggioranza dei casi non accade nulla sia che ci si ammali di morbillo sia che ci si vaccini. Il decorso sfavorevole della malattia abbiamo visto essere decisamente più probabile in soggetti che vivono in condizioni igienico-sanitarie svantaggiate. Può anche accadere che contragga il morbillo chi ha fatto il vaccino. Riprendendo sempre i dati Epicentro (ISS) del 2013, infatti, dei 2211 casi di morbillo segnalati, e di cui la metà confermata in laboratorio, solo l’86,7% non era vaccinato. Età mediana: 23 anni.

Non sempre Regioni con minor coperture vaccinali rispetto alla media nazionale hanno segnalato frequenze maggiore di casi di malattia. La statistica è un aiuto, non una divinità. Dietro c’è l’interpretazione dell’uomo, che non deve chiudersi a preconcetti o rigidità. Dall’altra parte dev’essere riottenuto quel rapporto di fiducia tra cittadinanza ed istituzioni, tra uomo comune e scienziato. Uno scienziato che fa scienza e non mitologia non ha certezze, ma si muove tra i dubbi, aperto continuamente a nuove risultanze e scoperte. Il suo lavoro va rispettato. L’imposizione di obblighi vaccinali nel particolare contesto, culturale, geografico e socio-economico dell’Italia d’oggi è una strada allucinata che non può che esasperare un clima di odio e di sospetto che non ha certo bisogno di essere alimentato. Imporlo ai fini della frequentazione scolastica, come rilevano peraltro Antonio Clavenna e Maurizio Bonati (Dipartimento di Salute Pubblica – Irccs Mario Negri, Milano) sul Sole 24 Ore, significa escludere chi non si allinea dalla Comunità cui appartiene e dalla possibilità di essere educato. Ma “La Repubblica si basa sulla partecipazione dei cittadini e non sull’abnegazione dei sudditi”.

FINE

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di NICOLA BARONI

6 commenti

  1. Ho ascolato i primi 5 minuti della conferenza stampa della Lorenzin.
    In 5 minuti hanno detto tante di quelle panzane… Ad esempio
    – non c’è emergenza, ma c’è l’epidemia di morbillo
    – non ci sono emergenze, ma c’è l’emergenza per non andare sotto il valore del 95%
    – in europa non ci sono casi di polio, ma ci sono nel nord africa e medio oriente e quindi bisogna vaccinarci (che il problema sia legato al flusso migratorio degli ultimi anni)?
    – il 95% è cautelativo, quindi il 92 o 94 non va bene

    Poi per tutelare i non vaccinabili, non si dovrebbe sospendere Shenghen per i paesi con livelli di vaccinazioni non sufficienti o prevedere un test per ogni persona che viene dall’estero?
    Tutti gli olandesi che fanno le vacanze sul lago di garda non rappresentano una bomba ad orologeria sanitaria?

    1. In parte IV penso di aver chiaramente ed oggettivamente evidenziato quanta credibilità abbia dimostrato Beatrice Lorenzin. Nei video, che ho fermato esattamente nei punti in cui il Ministro s’espone, si comprende perfettamente la gravità di quell’atteggiamento: sostenere in trasmissioni pubbliche seguitissime per ben due anni di fila che a Londra, l’anno precedente, sono morti 200 bambini di morbillo (dunque 400 nei due anni presi in considerazione) è una bugia che ha del clamoroso, per portata. Per non parlare di quando ha sostenuto che per la pertosse non esiste cura. Quanto al cd. effetto gregge, anche lì, The Max, ha perfettamente ragione: è una convenzione, cui è sottesa una ratio astrattamente ragionevole, ma concretamente irrealizzabile, per tutte le ragioni esposte. Cosa facciamo? vacciniamo tutti? insegnanti, genitori, collaboratori, personale ATA, chiunque possa mai entrare in contatto con quella scuola? e più in generale: chi entra in Italia dall’estero? anche loro? tutti? che siano immigrati o turisti o lavoratori? E chi si occupa della verifica dei vari richiami? e quel 15% circa di NON immunizzati nonostante il vaccino? chi si occupa di fargli le analisi anticorpali? Tutta questa evidentemente assurda operazione, chi la paga? lo Stato? con che soldi? li abbiamo? o meglio, sottraendoli a cosa? Appare evidente che l’immunità di gruppo costituisce un puro strumento di propaganda. Efficace, tuttavia, contro chi non usa la logica.
      N.

  2. fabrizio strata dice: Rispondi

    Complimenti per gli articoli eccezionali nella forma e nei contenuti.

    Mi permetto solo una precisazione: quello che Lei chiama “effetto gregge” in realtà è solo una teoria nata dalle osservazioni fatte da un medico americano, Dr. Hedrich, negli anni 30 e le allego le 2 referenze: la prima sulle epidemie di morbillo a Boston, Massacchusset che parevano arrestarsi quando circa il 68% dei bambini aveva contratto la malattia; la seconda che osservava come tutta la popolazione (questa volta di Baltimora) sembrava immune all’infezione dopo che il 55% della popolazione aveva contratto il morbillo. Il valore 95% è un’abuso introdotto da qualche statistico/epidemiologo in malafede (in statistica 95% è l’intervallo di confidenza che può essere applicato ad una prevalenza o ad una incidenza per fornire informazioni riguardo alla precisione dei valori ottenuti studiando un campione ad esempio di individui affetti ad una malattia).
    La Lorenzin mente deliberatamente anche su questo. L’ignoranza è una colpa non un’attenuante!

    1. Grazie per l’apprezzamento e per il contributo Fabrizio.
      N.

  3. Ineccepibile , grazie

    1. Grazie Fabio.
      N.

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