En Marche sì, ma dove?

« Le vrai luxe de demain sera d’être isolable. La vraie liberté ne sera pas d’être relié aux autres, mais le droit de ne pas être branché »[1]

 

Se guardiamo col cuore oltre che con l’intelletto, in fondo, tra marche e marché passa un accento acuto, un’intonazione diversa, una variazione sul tema. Poco più di una settimana fa, per repubblica.it, J. Attali ha detto di Macron, leader del partito En Marche ! e probabile futuro Presidente della Repubblica francese: ” Non è l’uomo della Provvidenza, ma l’uomo della Ragione“. L’affermazione colpisce particolarmente, perché – per chi ha un minimo di capacità, chiamiamola così – c’è molto. Forse tutto. Attali, si sa, è uomo influente. Banchiere, economista, consulente di governo con Mitterand prima e Sarkozy poi. Ha presentato lui Macron ad Hollande, illuminandone la carriera politica, dopo averlo voluto con sé per la redazione del Rapporto Attali nel 2007. Ha scritto saggi con un’intensità da far invidia alla produzione cinematografica di Bergman[2]. Padre fondatore del progetto unionista europeo, molto ascoltato, ha parlato praticamente di tutto. Da sempre.

Il 24 gennaio 2011 durante il suo intervento alla “Université Participative” organizzata da Ségolène Royal sul tema “La crisi dell’euro” ebbe a dire, tra le risate cerebrali degli astanti:” In primo luogo, tutti coloro, e io ho il privilegio di averne fatto parte, che hanno partecipato alla stesura delle prime bozze del Trattato di Maastricht, hanno, ci siamo incoraggiati a fare in modo che uscirne … sia impossibile. Abbiamo attentamente dimenticato di scrivere l’articolo che permetta di uscirne. Non è stato molto democratico, naturalmente, ma è stata un’ottima garanzia per rendere le cose più difficili, per costringerci ad andare avanti.[3]

Un tema, quello della rivoluzione ragionata, che diviene chiave per la comprensione del presente, non solo politico, perché indica l’aria che respiriamo. Tommaso Padoa Schioppa, infatti, nel 1999 per “Commentaire” rendeva il concetto in maniera esemplare:” l’Europa non nasce da un movimento democratico […] E’ nata seguendo un metodo che potremmo definire con il termine di dispotismo illuminato […] E’ una rivoluzione anche se i rivoluzionari non sono dei cospiratori pallidi e magri, ma degli impiegati, dei funzionari, dei banchieri e dei professori», che al «polo del consenso popolare» preferiscono ovviamente «quello della leadership»”. La rivoluzione illuminata, illuminata dalla ragione, scientista, applicata al sociale. Per il bene di tutti, s’intende. Ma il socialista Attali va oltre – parecchio oltre – e vede il futuro. Ce lo indica, profeta.

Tu mi parli come il più saccente mistagogo che abbia mai ingannato un fido neofita” diceva Faust a Mefistofele, e infatti il profeta un po’ mistagogo lo sembra: già nel 1981, ad un M. Salomon[4] che lo intervistava, concedeva i propri insegnamenti, ripresi poi anche nel proprio “Dizionario del XXI secolo” edito nel 1999 da Armando Editore: “Quando si sorpassano i 60-65 anni, l’uomo vive più a lungo di quanto non produca e costa caro alla società […] Da ciò io credo che, com’è nella logica stessa della società industriale, l’obiettivo non sarà più quello di allungare la speranza di vita, ma di garantire che all’interno di una vita con durata definita, l’uomo viva nel miglior modo possibile ma in maniera tale che la spesa sanitaria sia la più ridotta possibile in termini di costi per la collettività […] Allora comparirà un nuovo criterio di speranza di vita: quello di un sistema di sanità non basato sul valore dell’allungamento della speranza di vita, ma del numero di anni senza malattia e soprattutto senza ospedalizzazione. […] In effetti, dal punto di vista della società, è decisamente preferibile che la macchina umana s’arresti bruscamente piuttosto che si deteriori progressivamente. […] cinismo a parte – la spesa sanitaria potrebbe non arrivare ad un terzo del livello attuale (175 miliardi di franchi nel 1979) se tutti gli individui morissero bruscamente[5] in incidenti stradali. […] L’eutanasia sarà uno degli strumenti essenziali delle nostre società future su tutti i casi possibili. […] All’interno di una logica socialista, per cominciare, il problema si pone nel seguente modo: la logica socialista è la libertà e la libertà fondamentale è il suicidio; di conseguenza, il diritto al suicidio diretto o indiretto rappresenta dunque un valore assoluto in questo tipo di società. […] In una società capitalista, delle macchine per uccidere, delle protesi che permetteranno di eliminare la vita allorché essa sarà troppo insopportabile o economicamente troppo costosa, verranno un giorno e costituiranno pratica comune […] io penso dunque che l’eutanasia, che sia un valore di libertà o una merce, sarà una delle regole della
società futura
[6].

In sintesi, e in effetti molto logicamente, l’uomo, come una macchina, finito di produrre ha da essere dismessa. Si corre quasi il rischio che, a forza di pensarlo, poi ci si abitui così tanto da diventarla, una macchina. Per esempio da riproduzione: “la produzione degli uomini non è ancora un mercato come gli altri. Seguendo la logica del mio ragionamento generale, non si vede perché la procreazione non debba diventare una produzione economica come le altre. Si può perfettamente immaginare che la famiglia o la donna non siano che un mezzo di produzione d’un oggetto particolare, il bambino. Si possono, in un certo senso, immaginare delle “matrici[7] a locazione” che sono sin d’ora tecnicamente possibili. Questa idea corrisponde del tutto ad un’evoluzione economica secondo cui la donna o la coppia s’inscriverebbero all’interno della divisione del lavoro e della produzione in generale. In tal modo, sarà possibile acquistare dei bambini come si acquistano delle noccioline o un televisore. […] la sopravvivenza della collettività dipende da una demografia sufficiente alla sua sopravvivenza. Se per delle ragioni economiche la famiglia non desidera avere più di due figli, questa attitudine s’oppone evidentemente all’interesse della collettività. […] Il solo mezzo per risolvere questa contraddizione è d’immaginare che la società possa acquistare dei bambini presso una famiglia che sarà pagata del corrispettivo. […] Una famiglia accetterebbe d’avere numerosi figli se lo Stato le garantisse da un lato il versamento di sostanziali quote progressive e dall’altro la presa in carico totale della vita materiale di ciascun bambino. All’interno di questo schema, il bambino diventerà una sorta di moneta di scambio nei rapporti tra l’individuo e la collettività”.

Del resto, qualche anno fa, sempre per repubblica.it, Attali vedeva l’approssimarsi “verso la poligenitorialità, fondata sull’avvicendarsi di madri e padri, un po’ come già accade parzialmente nelle odierne famiglie allargate. I figli saranno allevati da un unico genitore o da altre coppie, e i genitori biologici potranno condividere le responsabilità educative con i nuovi compagni e con gli ex, con gli ex degli ex e con estranei. Tutto si muove in tale direzione, comprese la pratiche di procreazione assistita, che condurranno a separare sempre più la riproduzione dalla sessualità e dall’amore […] Tutto converge nel suggerirci che, tra qualche decennio, la monogamia sarà un anacronismo. I processi descritti in “Amori” si stanno verificando. Lo prova per esempio l’evoluzione rapida del matrimonio omosessuale. […] In analogia col networking, ci sarà il netloving : un circuito amoroso nel quale si potranno avere relazioni simultanee e trasparenti con più individui, che a loro volta avranno molti partner”. Sarebbe interessante capire come l’ultra settantenne Attali – curiosamente non ancora dismesso  – s’immagini possa realizzarsi in un uomo la separazione dalla ricchezza della propria emotività, elemento imprescindibile e ostacolo reale, oltre che realistico, a quest’immagine pulita d’un Netloving World realizzato in serenità dove “i bambini saranno felici di avere più famiglie e vivranno in un luogo fisso nel quale i genitori si avvicenderanno”.

Cia­scuno “sarà fedele a tutti i membri di un gruppo dalle sessualità multiple” e “La riproduzione diventerà compito delle macchine, mentre la clonazione e le cellule staminali permetteranno a genitori-clienti di coltivare organi a volontà per sostituire i più difettosi. Un bambino potrà essere portato in grembo da una generazione precedente della stessa famiglia o da un donatore qualsiasi, e i figli di due coppie lesbiche nati da uno stesso donatore potranno sposarsi, dando vita a una famiglia con sole nonne e senza nonni. Molto più in là, i bambini potranno essere concepiti, portati in grembo e fatti nascere da matrici esterne, animali o artificiali, con grande vantaggio per tutti: degli uomini poiché potranno riprodursi senza affidare la nascita dei propri discendenti a rappresentanti dell’altro sesso; delle donne poiché si sbarazzeranno dei gravami del parto[8].

O forse – senza doverlo immaginare – Attali già sa che è esattamente ciò che accade, coi prodromi ben chiari proprio qui, sotto i nostri occhi, anch’essi forse ormai troppo cerebrali, come quelle risate. Baudelaire, diceva che la rovina universale, o il progresso universale – dato che il nome poco gli importava – sarebbe passato “grazie all’avvilimento dei cuori”. Senza crollare nel nulla, tuttavia, d’eccessivi e logoranti pessimismi, ottima occasione di reazione già si palesa il tentare d’evitare di farsi invadere – distratti – da quest’epoca tanto travagliata, sì da poter dire: “Tu mi parli come il più saccente mistagogo che abbia mai ingannato un fido neofita” certo “ma riesci all’opposto. Tu mi mandi nel vuoto affinchè la mia arte ed il mio senno si rinvigoriscano; tu mi tratti un poco alla stregua del gatto, affinchè io ti tragga le castagne dal fuoco. Non importa! io ho ferma speranza di trovar nel tuo nulla il tutto.” Ed è una speranza che ci diamo di cuore.

di NICOLA BARONI

 

NOTE

[1] Si veda quest’intervista televisiva.

[2] Della quale l’ultimo è “Scegli la tua vita!”, Ponte alla Grazie, 2015.

[3] Il 4 dicembre 2001, per il “Financial Times”, R. Prodi diceva: “Sono sicuro che l’Euro ci costringerà a introdurre un nuovo insieme di strumenti di politica economica. Proporli adesso è politicamente impossibile. Ma un bel giorno ci sarà una crisi e si creeranno i nuovi strumenti”. Per il medesimo giornale, il 28 settembre 2011, M. Monti sosteneva: “ ciò che la Grecia ha adottato e implementato è il miglior segnale che l’euro, come mezzo di trasformazione strutturale, sta funzionando”. Lo stesso, il 22 febbraio 2001 all’Università Luiss, presso il convegno “finanza: comportamenti, regole istituzioni” asseriva: “È chiaro che il potere politico – ma anche il senso di appartenenza dei cittadini a una collettività nazionale – possono essere pronti a queste cessioni solo quando il costo politico e psicologico del non farle diventa superiore al costo del farle, perché c’è una crisi in atto visibile, conclamata”.

[4]L’Avenir de la vie” di M. Salomon, Paris, Segher, 1981.

[5] Interessante è osservare in questo caso il linguaggio. Si può notare così l’utilizzo del medesimo aggettivo scelto in precedenza: “brutalement”. La metafora inoltre si ripete: l’essere umano come “machine”.

[6] Qui la scannerizzazione dell’intera intervista in lingua originale: Parte 1, Parte 2, Parte 3, Parte 4, Parte 5, Parte 6, Parte 7, Parte 8.

[7] Sempre al paragone con la macchina si torna.

[8] Citazione da “Amori. Storia del rapporto uomo-donna”, tr. It. Fazi, Roma, 2008. Si veda quest’articolo di Andreas Hofer per il blog di Costanza Miriano, in proposito.

2 commenti

  1. Carlo Barranco dice: Rispondi

    Ottimo articolo.
    È affascinante vedere un sincero appassionato del modello “brave new world” che sia maggiorenne.
    O forse questa passione nasconde un dettaglio indicibile: che noi poracci dobbiamo essere macchine e sacrificare tutto alla produttività (di cosa?) perché pochi se la spassino per cent’anni.
    Che quindi dietro la facciata di un razionalismo (di cui sfuggirebbe lo scopo) si nasconde solo la voglia di star bene a scapito degli altri.
    Magari sono un malfidato.

    1. Carlo, mi scuso per non averle risposto prima, ma ero in viaggio. Innanzitutto grazie per l’apprezzamento. Sì! la sua è sicuramente un’ipotesi plausibile, che regge alla prova dei fatti. Personalmente, ritengo che si abbia a che fare con una sintesi di più concause. Dalle parole di T. P. Schioppa, ad esempio (ma non solo), s’evince chiaramente una convinzione profonda circa il proprio ruolo di edificatori d’una nuova società, più funzionale. Ovviamente – ma non può essere diversamente – secondo una personale, soggettiva e pertanto relativa convinzione di ciò che è giusto o sbagliato. La quale, non potendosi accordare con la realtà – che è fatta di differenze e contraddizioni – porta inevitabilmente a delle imposizioni, dunque a delle violenze, siano esse psicologiche o fisiche. Considero pertanto anche solo l’idea di poter uniformare un’intera società all’interno di uno schema una forma di astrazione dal potenziale distruttivo altissimo. Astrazione, nel senso che manca di adesione al reale: la realtà non è contenibile in uno schema e quando lo si crede possibile ci si trasforma, inevitabilmente, in carnefici. In altri termini, sono più propenso a ritenere dominante quella convinzione piuttosto che il solo e semplice guadagno personale. Tuttavia, il punto del mio articolo è questo: sono psicopatici? Direi di no. Non in senso tecnico perlomeno. Sono anzi troppo intellettualizzati, troppo razionali: ragionamenti come quelli di J. Attali, dimostrano chiaramente gli effetti di un intelletto slegato dal cuore, cioè da quel senso della misura che poi costituisce l’altra faccia della medaglia umana. Perché proviamo empatia? Per quale motivo dovrei rallentare la mia produzione per concedere una pausa, oltre a quella per i pasti e per il sonno, al mio dipendente? l’intelletto sa che l’empatia è un ostacolo alla sua azione, e tenta di dimostrarne l’inutilità, l’empatia invece sa che senza di lei l’intelletto genererebbe mostri e cerca di dimostrarne i limiti. Servono entrambi, ma servono in equilibrio. Una buona prospettiva per leggere la modernità è considerare i fatti sotto questa luce: quali gli effetti di un intelletto slegato dal cuore?
      N.

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