Tanto rumore per nulla

Il 4 aprile 2017 viene data la notizia dell’attacco alla città di Khān Shaykhūn, nella provincia nord-occidentale di Idlib, in mano all’organizzazione Fatah al Sham (ex Fronte al Nusra). Nessuna fonte nega l’avvenuto attacco, dunque in mancanza di contestazioni la diamo per vera.

Successivamente, L’Osservatorio siriano per i diritti umani denuncia l’uso di gas, citando fonti mediche. All’inizio si parla di cloro. La notizia la lancia il sito d’informazione vicino all’opposizione Shaam. Tuttavia la Direzione della sanità di Idlib, rilanciata da Al-Arabiya – ripeto Al-Arabya – denuncia l’uso del Gas Sarin. ShaamEN pubblica diverse immagini e video dei soccorsi, compresa la “prova” dell’utilizzo del nervino. Tutti i media occidentali nel frattempo ne parlano. L’altra fonte d’informazione rimpallata dai media, oltre a ShaamAl-Arabiya e Osservatorio siriano per i diritti umani è maydayrescue.org: gli elmetti bianchi. Se nessuno sa chi siano gli elmetti bianchi fornisco alcuni dati:

1) lista dei “Donors” – dal sito ufficiale;

2) I finanziamenti che l’Usaid (United States Agency for International Development) dal 2013 ha versato all’organizzazione pari a circa 20 milioni di dollari.

3) La promessa da parte del Segretario di Stato per gli Affari Esteri e del Commonwealth Boris Johnson per altri 32 milioni (sterline);

4) La premiazione agli Oscars 2017 del Documentario “White Helmets”, prodotto da Netflix;

5) Qualche ulteriore dubbio sulla validità del loro operato;

6) Alcune prove piuttosto evidenti circa l’affiliazione di alcuni di loro presso stabili organizzazioni di stampo terroristico.

 

Dunque tutte le fonti che sostengono dell’utilizzo del Gas Sarin sono occidentali o filo-occidentali, cioè dire omogenee nell’interesse rappresentato.

Francia e Gran Bretagna chiedono una riunione “urgente” del Consiglio di sicurezza dell’Onu. Tutti si stracciano le vesti compreso l’amico Boris, Lady Pesc, Israele e – nota di colore – anche il presidente turco Recep Tayyip Erdogan che filantropicamente ammonisce: “sono stati uccisi bambini con armi chimiche. Assassino Assad, come ti libererai di loro? Come pagherai, mentre il mondo resta in silenzio, le Nazioni Unite restano in silenzio?” (ANSA). Ciao core.

Dall’altra parte – com’era prevedibile – la Russia, per bocca del portavoce del Ministero della Difesa, respinge le accuse rivolte contro Assad e insiste sulla versione secondo la quale le forze siriane avrebbero colpito un deposito in cui si trovavano laboratori per la produzione di armi chimiche.

Assad precisa che le armi chimiche loro manco le hanno. Di certo sappiamo che:

1) la Siria è disseminata di piccoli depositi di armi chimiche;

2) che tali armi le hanno certamente i cd. ribelli;

3) che le hanno usate – ma nessuno ha pensato che ciò rappresentasse un problema.

Una cosa però appare poco chiara: per quale oscuro motivo Assad, dopo il caso di Ghūṭa e l’adesione alla Convenzione sulle armi chimiche sotto l’egida dell’ONU, in una guerra che, seppur lentamente, sta vincendo, il giorno esatto in cui a Bruxelles si teneva la Conferenza sul futuro della Siria e all’indomani delle parole della Haley a sostegno del leader siriano, avrebbe dovuto decidere per un clamoroso suicidio politico?

Ora, la mia impressione (in attesa dei fatti che potrebbero verificarsi nei prossimi giorni e dunque smentire questa tesi) è che fondamentalmente – anche per via della relativa esiguità dei danni riportati dall’attacco USA di stamattina alla base di Shayrat e del quale la Russia (e NATO, quindi pure la Turchia) erano state preallertate – si possa trattare di un’operazione cosmetica avviata da Trump ( o di risposta ad un attacco, di fatto mediatico, a suo danno) per ottenere più forza e peso all’interno del Paese in una fase cruciale per l’organizzazione interna del proprio Governo. Tv Al-Mayadin (riportata dal Fatto) informa addirittura che “Gran parte degli aerei militari governativi siriani presenti nella base aerea di Shayrat erano stati trasferiti prima dell’attacco Usa”. Oltre il 61% dei missili sparati hanno mancato il bersaglio.
Non credo sia un caso, infatti, che Steve Bannon sia stato rimosso proprio mercoledì dal Consiglio per la Sicurezza Nazionale (che significa l’accesso ad una montagna di documenti classificati, ma che, soprattutto, sappiamo non essere mai stato ben digerito da parecchi con una certa influenza là in America per via di alcuni presunti legami del blogger con visioni diciamo filo-russe). Non credo neppure sia un caso che abbia deciso per l’attacco senza passare attraverso il voto del Congresso. In altri termini, una specie di dimostrazione che le accuse di essere allineato a Putin (Russiagate) sarebbero totalmente infondate: un’operazione d’immagine in funzione coesiva interna da un lato, e un messaggio, da intendersi di disponibilità, nei confronti dei vari interessati occidentali a godere del tortino mediorientale. Come dire: non sono un outsider, tranquilli, ma non sono nemmeno fesso. Presentarsi in questo modo all’incontro con Xi Jinping di oggi, insomma, può fare una certa impressione (pure in relazione alla questione nordcoreana).

di NICOLA BARONI

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