Bonjour tristesse

Gentilmente, con pacatezza: non se ne può più di ragionamenti spicci. Non vorrei apparire irrispettoso, ma il troppo davvero stroppia. Mi riferisco al commento che Michele Serra ha riservato all’intervento di Raniero La Valle su MicroMega. E mi riferisco pure all’insopportabile cantilena che quel “Cirque de la Tristesse” mediatico dei sostenitori del Sì ripete a pappagallo da mesi e del quale il noto giornalista è, assieme a molti altri, Gran Gastaldo: il sostegno al No è costituito da “vecchi” professoroni i quali disprezzerebbero Renzi poiché – accenna con provocantente malizia la coppia Vassallo-Gualmini su l’Unità –  “non li invita a cena, non li promuove a ruoli importanti” ( verrebbe da dire: pretese di carriera a 80 anni? ), “se può ne fa volentieri a meno”.

 Non solo, ma questi anziani “emeriti” sarebbero addirittura rei, coi loro ragionamenti, di voler impantanare un Paese bisognoso di crescere – come se quest’ultimo fosse un problema d’ordine giuridico costituzionale e non politico – sacrificando all’altare d’una battaglia meramente onanistica il futuro di noi poveri giovini, categoria disgraziata e che – guarda a caso – hanno tutti molto a cuore. Grazie sentitamente. E torno al mio esordio.

In quel commento, infatti, Serra sostiene che Il “trasferimento della sovranità dal popolo ai mercati” non sarà, come indica il “vecchio” La Valle, pesantemente agevolata dalla Riforma Costituzionale, ma “è cosa fatta da almeno una generazione e che “ l’ombra della propria sconfitta non può e non deve ricadere su chi è arrivato dopo”. Ancora, ciò che non lo convince “nella campagna per il No, è che imputa alla post-politica dei nostri tempi le sconfitte e le inadempienze che furono della veteropolitica”.

Ecco, mi pare sfugga a Serra che se ciò che lui definisce “cosa fatta da almeno una generazione” fosse vero, allora non si comprenderebbe tutta quella tensione, da parte diimportanti giganti finanziari o di organi ufficiali del Consiglio d’Europa come la Commissione di Venezia (punti 248 e 250 in particolare), ad intervenire sulle Costituzioni moderne, d’ispirazione solidaristica e pluriclasse, come la nostra. Queste, infatti, cozzano chiaramente con la visione liberista oggi in auge, ridondante allo sfinimento nel suo mantra quotidiano del “non ci sono alternative”, del prevalere dell’idea di governance sulla politica, della mera esecuzione di regole etero scritte e lontane dall’aggregato sociale sul confronto democratico e al quale Serra appare – a tutta evidenza – un pochettino arreso.

Sfugge pure che, con la Riforma, si ottiene un Senato di rango inferiore rispetto alla Camera. Infatti, la riduzione del numero dei senatori ad un sesto dei componenti di questa, dopo averli privati delle caratteristiche professionali proprie del senatore e averli piegati a logiche puramente partitiche (alla faccia della rappresentatività dei territori), parla chiaro e in un solo senso. Sfugge infine il fatto che, creata dopo il ballottaggio una maggioranza fortissima per il tramite d’un premio artefatto, presumibilmente incostituzionale, il Governo potrebbe tranquillamente ottenere da un Parlamento sostenuto solamente dal 15% degli italiani la modifica dell’intera Carta costituzionale con una facilità e probabilità sinceramente inaccettabili.

 Lo dice l’ex giudice della Consulta Paolo Maddalena, sicuramente un “emerito”, fors’anche un estimatore di “tartine”, di certo non meno di quanto le possano apprezzare Vassallo o Gualmini – o il sottoscritto, v’è da crederci – ma che indubbiamente rappresenta una fonte di gran lunga più attendibile. Dicono che cambieranno questa Legge elettorale. Dicono tante cose. Vedremo se, come e soprattutto quando, ma i giochi al momento stanno così e pure i giovani più sprovveduti sanno che un assegno in bianco è meglio non firmarlo.

Va bene, un giornalista non è un giurista e le cose possono sempre scappare, ma qui pare se ne tralascino di grosse specie quando si considera che neppure la risposta di La Valle sembra sia riuscita a convincere dell’evidenza. E d’accordo, Serra non ha certo bisogno di giovani laureati in Legge ad intromettersi in contese non loro, ma ogni tanto, forse, sarebbe meglio chiedere prima ai giovani che cosa pensano i giovani: non sia mai che – a forza di sentire sempre parlare dei loro interessi rappresentanti non richiesti –  a quel diktat che vorrebbe lo scontro generazionale, qualcuno creda e ceda davvero. La retorica dei “nostri giovani” ha sinceramente stancato.

di NICOLA BARONI

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