“I cavalieri” o “l’ultima puntata”

Ciao ragazzi! Benvenuti ad Art Attack! Questo è il programma che vi farà scoprire che non bisogna essere dei grandi artisti per fare dell’arte, e allora andiamo subito all’attacco!”.

Ve lo ricordate? Era la frase d’apertura che Giovanni Muciaccia pronunciava all’inizio di ogni puntata di  “Art Attack”, un programma TV che spiegava come realizzare utili lavori di bricolage con materiali di facile reperibilità.

Ciao, sono sempre io, il vostro Capo!”. E questa? Questo invece era l’attacco de “Il Capo” una testa di marmo parlante che durante la puntata provava sempre a replicare i vari lavoretti presentati fallendo miseramente ogni volta. Nonostante avesse a disposizione materiali ed esempi, gli mancava il tocco, la capacità di disporre i pezzi in coerenza tra loro, rispettando gli equilibri. Ma c’era da capirlo: ognuno è bravo in qualche cosa e meno bravo in altre, mica che basta dirsi “Capo” per essere in grado di realizzare opere funzionanti, giusto?

Allora, proviamo a vedere: vogliamo realizzare un fantastico Senato che rappresenti le istituzioni territoriali. Vogliamo un bel ritratto, quindi prendete il vostro carboncino e tracciate un bozzetto. Fatto? “Il Senato della Repubblica rappresenta le istituzioni territoriali”. Ma c’è un problema: la vostra Italia non è uno Stato federale, ma regionale e ciò implica che i soggetti che la costituiscono si riducono al popolo e non anche alle entità territoriali federate, come accade invece all’interno di un ordinamento federale. Una regione non è infatti uno Stato membro in un ordinamento federale.

 Vi sono differenze sostanziali: ad esempio gli Stati federati partecipano alla formazione della volontà centrale, nello specifico attraverso una seconda Camera composta dai rappresentanti degli stessi. Oppure, negli Stati regionali chi definisce le competenze delle Regioni è lo Stato che ne regola pure la formazione. Alla base della formazione di uno Stato federato, invece, v’è un accordo di natura internazionale. Una Regione, ancora, non può darsi un proprio ordinamento, ma gli è conferito dagli organi costituzionali dello Stato, e non può neppure avere potestà giurisdizionale. Uno Stato membro di uno Stato federale partecipa al potere di revisione costituzionale, una Regione no. Sono differenze di massima e più si va a fondo più il problema diviene complesso, ma è giusto per farsi capire.

Dovete dunque prendere il vostro bel Senato a carboncino e considerando le limitate dimensioni della tela riadattarlo nelle giuste proporzioni. Usate la gomma pane. Fatto? No, perché in Francia, Stato regionale, ad esempio, funziona così: i senatori, che operano senza vincolo di mandato, sono eletti da un collegio elettorale composto dai membri del parlamento francese – deputati e senatori – da consiglieri regionali, dipartimentali e da delegati di tutti i consigli municipali, che ne costituiscono da soli il 95%. In tutto sono bene o male 150.000 “grandi elettori” che eleggeranno i membri della seconda Camera, la quale, per Costituzione, deve “assicurare la rappresentanza dei collettivi territoriali della Repubblica”. A poter essere eletto senatore è ogni cittadino con più di 24 anni di età e in possesso del diritto di voto.  Ad eleggere invece questi “grandi elettori” è direttamente e specificamente il popolo.

Dunque, esempio a parte, non ho molte possibilità: o tratteggio una bella elezione diretta da parte del popolo, perché è il popolo ad essere sovrano in Italia e se non siete d’accordo il problema è un altro. Oppure definisco bene una precisa elezione indiretta, con un grande bacino di elettori in secondo grado scelti sempre dal popolo. Solo così rispetto le proporzioni e posso far partecipare il mio Senato al processo legislativo o addirittura a quello di revisione costituzionale: perché chi costituisce lo Stato lo ha legittimato.

Sì, ma – dice – io ho detto che voglio che i miei senatori rappresentino le istituzioni territoriali punto. Beh, in questo caso, un esempio lo possiamo ricavare dalla Germania. Ma la Germania è uno Stato federale, la sua seconda Camera si chiama “Bundesrat”, che infatti significa letteralmente “Consiglio Federale”, la quale riflette l’assetto di divisione in Land della Repubblica tedesca ed è costituita, secondo Costituzione, dai “membri dei governi dei Länder, che li nominano e li revocano”. Capito? Sono nominati dagli esecutivi, non dagli organi legislativi “regionali”. Non esiste dunque alcuna elezione indiretta, ma soprattutto: essi operano con vincolo di mandato votando omogeneamente in Senato.

 Perché? Ma è chiaro: se rappresenti i territori rappresenti quelli, mica il tuo partito di riferimento e quando ti rechi in Senato ti esprimi come voce unica di quel Land che ti ci ha mandato e che lì al Bundesrat è a proprio titolo. Quindi? Quindi se voglio rispettare le famose proporzioni devo limitare il mio disegno: in uno Stato non federale, il rappresentante è infatti il Parlamento e il rappresentato il popolo e non le istituzioni territoriali. Se si vuole farlo partecipare al processo legislativo e di revisione della Costituzione va fatto eleggere, direttamente o indirettamente, dai cittadini. Oppure cambi tela. Ma a parte che non è così facile, qui il punto è un altro: il “Capo”, quella tela, l’ha tenuta.

Da Finale di puntata, in Le commedie

CORIFEO  (rivolto a Demo che torna sulla scena)  O l’art. 55, comma 5 della nuova Costituzione: ” Il Senato della Repubblica rappresenta le istituzioni territoriali”.

PAFLAGONE  Ciao, sono sempre io, il vostro Capo! Il nuovo Senato, come succede in Germania e in Francia, è composto da sindaci e consiglieri regionali.

DEMO  Pensa, Paflagone, che avevamo capito diversamente.

PAFLAGONE  Ragazzi, ho studiato sui suoi libri, non so se mi spiego.

DEMO  Ma se – come dici – hai studiato, nobile Paflagone, com’è che il tuo nuovo Senato, non eletto direttamente da noi né indirettamente partecipa del processo legislativo arrivando financo ad esprimersi sulla nostra amata Costituzione, carta dei nostri più alti diritti? A che titolo dunque?

E – dicci – Paflagone com’è che i tuoi nuovi senatori esercitano le proprie funzioni liberi da qualsiasi vincolo di mandato? Eppur rappresenterebbero le istituzioni territoriali!

CORO   O numi qual pasticcio! Il destino è di far tra essi gruppetto al comando del partito non certo di rappresentare le Regioni, se liberi son di votare come pare e piace a loro. E quale disgrazia se a toccare le Leggi saranno dei nominati, nemici di Demo. Che gli Dei possano ascoltare il singulto disperato di questi.

(Demo esce di casa schifato e frignante)

di NICOLA BARONI

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